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giovedì 24 marzo 2016

Il 17 Aprile Vota Sì per fermare le trivelle



Il Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori” ha aderito ufficialmente al Comitato nazionale “Vota sì per fermare le trivelle” in vista del Referendum del 17 Aprile. Allo stesso modo a livello locale il nostro coordinamento ha partecipato alla costituzione di un comitato provinciale.
La campagna referendaria si sta svolgendo nell’assordante silenzio dei media, che stanno assecondando il manifesto intento del Governo di affossare il referendum non raggiungendo il quorum del 50%+1 degli elettori. Tale intento è reso ancora più evidente dalla scelta della data delle consultazioni: il 17 Aprile, ovvero la prima data disponibile, restringendo il più possibile l’arco di tempo in cui svolgere la campagna referendaria, anche a costo di non accorpare il referendum alle elezioni amministrative che si terranno ad inizio Giugno in numerosi Comuni italiani. Per quanto sul piano formale la scelta è rispettosa del Decreto 98 del 2011 che prevede che le elezioni amministrative o politiche non siano abbinate ai referendum, il Parlamento italiano avrebbe potuto votare una nuova legge ad hoc. Il costo economico è salatissimo, quantificato in almeno 300 milioni di euro di soldi pubblici.
Il quesito referendario è l’unico rimasto dei sei a suo tempo proposti da un gruppo di Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto. Cinque di quei quesiti sarebbero stati di fatto superati dalle intervenute disposizioni della Legge di Stabilità 2016. Per quanto riguarda due di questi ultimi cinque quesiti alcune Regioni hanno però presentato un ricorso, del cui esito si rimane ad oggi in attesa. La Consulta ha infatti bocciato il ricorso per un vizio di forma, ma le Regioni sembrano intenzionate a ripresentarlo.
Percomprendere il quesito referendario è necessario fare una piccola cronistoria. Iniziamo ricordando che ad oggi non è possibile richiedere nuovi permessi per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa, mentre le attività esistenti possono proseguire a tempo indefinito fino ad esaurimento del giacimento. Il limite di 12 miglia era stato stabilito nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”, emanato a seguito dell’esplosione di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico (Aprile 2010), e riguardava inizialmente solo le aree marine protette. Nel 2012, il Decreto legge “Misure urgenti per la crescita del Paese” del governo Monti ha esteso il limite previsto dal precedente decreto all’intero litorale nazionale, stabilendo che le richieste delle compagnie debbano essere sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e al parere degli enti locali interessati. Queste direttive riguardano però solamente le nuove autorizzazioni e non le ricerche ed estrazioni in essere all’entrata in vigore del Decreto Prestigiacomo. Tra le modifiche della Legge di Stabilità 2016 citiamo l’eliminazione del parere sul rinnovo delle concessioni (di durata di 5 anni) da parte degli enti locali posti in un raggio di 12 miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività.
Il referendum riguarda l’eliminazione del prolungamento a tempo indefinito delle autorizzazioni alle estrazioni di gas e petrolio attualmente in essere entro la distanza di 12 miglia dalla costa (poco più di 22 km). Non vi sono invece effetti diretti dell’esito del referendum sulle attività situate oltre le 12 miglia dalla costa e su quelle situate sulla terraferma.
Tra le principali ragioni che ci spingono a sostenere il sì c’è il rischio di un disastro ecologico connesso ad attività di questo genere, particolarmente inquietante in un mare chiuso come il Mediterraneo, ed ancor di più per l’Adriatico, il cui ecosistema, in un caso simile, sarebbe completamente devastato, con conseguenze facilmente immaginabili sull’economia collegata al turismo. Al di là della possibilità di incidenti, la preoccupazione è collegata anche all’utilizzo di tecniche come l’air gun, pericoloso per la fauna marina, e al rischio di subsidenza (cioè dello sprofondamento) dei fondali. Inoltre, secondo i dati ufficiali di ISPRA e Ministero dell’Ambiente recentemente diffusi da Greenpeace, in due casi su tre in prossimità delle piattaforme si riscontrano contaminazioni significative dei sedimenti marini. Greenpeace ha anche evidenziato come delle quasi 150 piattaforme operanti nei mari italiani siano stati resi noti i risultati delle analisi solamente in 34 casi.
Gli stessi dati governativi peraltro parlano di un potenziale contributo al consumo nazionale di gas  pari al 2,1% dei consumi annui, mentre per quanto riguarda il petrolio si parla dello 0,8% (riferimento 2014): si parla quindi di quantitativi modesti. Sulla qualità degli idrocarburi presenti nei mari italiani sono inoltre state avanzate numerose perplessità. Insomma, il gioco non vale la candela, tant’è vero che numerosi paesi stanno facendo marcia indietro riguardo ad operazioni di questo tipo: Croazia, Francia e gli stessi USA.
La Croazia lo scorso autunno ha sospeso i progetti per le piattaforme per la ricerca del petrolio nel mare Adriatico ed il delegato dell'Ambasciata di Croazia in Italia Llija Zelalić ha invitato l’Italia a fare altrettanto. La Francia, nel Febbraio 2016, ha dichiarato lo stop a nuove trivellazioni in mare e in terraferma. Negli USA pochi giorni fa il Governo ha deciso di ritirare il suo piano per aprire l’Oceano Atlantico ai sondaggisismici e alle trivelle in Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.  
La campagna per il no punta sulla necessità di autonomia energetica, sull’aumento di rischi derivanti dal maggiore incremento del traffico di petroliere nel Mar Mediterraneo, sulla questione occupazionale, sul fatto che l’estrazione di idrocarburi oltre le 12 miglia è comunque consentita. Tutte queste considerazioni non tengono conto del fatto che da anni ormai la produzione di energia da fonti rinnovabili è in costante aumento, ed è in questa direzione che andrebbero fatti gli investimenti strategici: nel 2015, secondo i dati del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) la percentuale di energia da fonti rinnovabili consumata è stata pari al 17,3%, +4,3% rispetto al 2010. Nell’anno precedente c’è stato un calo complessivo del consumo di energia pari al 3,8% (-1,8% del consumo interno lordo di petrolio e -11,6% del consumo interno lordo di gas naturale). Peraltro numerose stime parlano di opportunità occupazionali nei settori dell’energia verde superiori rispetto a quelle provenienti da fonti fossili a parità di energia prodotta. Evidenziamo inoltre che l’attività delle piattaforme esistenti non cesserebbe da un momento con l’altro. C’è quindi il tempo (ed è questo il momento) di ripensare l’attuale modello energetico e, più in generale, il modello di sviluppo, anche dal punto di vista occupazionale.
Oltre alla campagna per il no, peraltro marginale, ci troviamo di fronte ad un’aperta campagna per l’astensionismo, che si sposa alla perfezione col silenzio dei media. Troviamo eticamente molto discutibile che i nostri rappresentanti invitino i cittadini a disertare le urne in uno dei pochi momenti in cui possono esprimere direttamente la loro posizione, per quanto limitatamente ad un ambito ben preciso. Gli stessi rappresentanti che ignorano le alte percentuali di astensionismo nel celebrare le proprie vittorie elettorali, arrivano ad incentivarlo in occasione di referendum “scomodi”.
Il referendum, secondo quanto riportato nel manifesto del comitato nazionale, va inteso come un primo passo verso la richiesta di una strategia energetica nazionale finalmente orientate verso il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Una strategia opposta a quella attuale, che è affetta da miopia e guarda solo al passato, verso un modello di sviluppo novecentesco. Un modello di sviluppo che interessa da vicino anche il territorio della Provincia di Cremona.
Se gli effetti diretti del referendum riguardano “solamente” le aree costiere – e potrebbero interessarci solo in quanto “vacanzieri” o “villeggianti estivi” – quelli dell’attuale politica energetica si riflettono in maniera pesante sul territorio provinciale. Giusto poche settimane fa sono state presentate altre richieste di trivellazioni a scopo esplorativo in una grossa area a cavallo tra le province di Cremona, Mantova e Parma. Una richiesta avanzata da Pengas Srl, azienda che risulta non essere nemmeno dotata di un sito internet ed il cui capitale sociale è pari a 120.000 €, una somma con cui difficilmente si arriva ad acquistare una villetta a schiera! Altre richieste di questo genere sono già state avanzate in passato un po’ in tutta la Provincia. Altra fonte energetica non rinnovabile è il metano: al riguardo ricordiamo i numerosi progetti di stoccaggio in sovrapressione (alcuni dei quali già avviati) che interessano un’ampia fascia di comuni tra il Cremonese ed il Cremasco. Nella nostra Provincia questi stoccaggi si collocano vicino a sorgenti sismogeniche: ricordiamo che la scorsa estate in Olanda è emersa la correlazione tra attività di estrazione del gas e fenomeni sismici correlati alla subsidenza. I progetti inoltre vengono spesso portati avanti senza la necessaria trasparenza nei confronti delle popolazioni interessate.
Per tutte queste ragioni siamo convinti che anche in Provincia di Cremona il 17 Aprile sia necessario “votare sì per fermare le trivelle”.

mercoledì 2 dicembre 2015

Soresina: approvato Odg sullo stoccaggio gas di Bordolano



Il Comune di Soresina ha approvato all'unanimità, nella seduta del Consiglio Comunale del 30 novembre 2015, l'Odg predisposto dal Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia sulla concessione dell'AIA alla centrale di compressione di Stogit dello stoccaggio metano di Bordolano, il cui testo è riportato di seguito.
Lo stesso odg è già stato approvato dai comuni di Borgo San Giacomo, San Paolo, Verolavecchia e, con una modifica finale, dal Comune di Corte de' Cortesi con Cignone.
Il medesimo testo di Odg è stato sottoposto anche ai Comuni di Quinzano d'Oglio, Pontevico, Villachiara, Castelvisconti, Azzanello, Annicco, Genivolta, Paderno Ponchielli, Olmeneta, Casalbuttano e Casalmorano: si è in attesa quindi di un'eventuale approvazione anche nei rimanenti comuni coinvolti dal "Progetto stoccaggio Bordolano di Stogit-2008".



ODG A.I.A. BORDOLANO


 


Questa Amministrazione Comunale a conoscenza dell’avvenuto deposito in data 3 marzo 2015 presso la Provincia di Cremona della documentazione della Società Stogit SpA per l’avvio della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale quale atto propedeutico per l’avvio della centrale di stoccaggio e dello stesso stoccaggio di metano di Bordolano,




Premesso che, secondo la citata Relazione Tecnica Stogit per l’AIA (pag5/66): “l’attività della Concessione Bordolano stoccaggio consisterà nel comprimere/iniettare il gas naturale proveniente dalla rete di distribuzione nazionale nel giacimento di stoccaggio e successivamente erogarlo…” e che si tratta quindi di cicli semestrali alternati di immissione (periodo aprile-settembre) e di estrazione (periodo ottobre–marzo) a forti pressioni che a Bordolano sono di 240 bar,



Esprime forte preoccupazione per i rischi cui viene sottoposto il territorio di una vasta area:




1) per la presenza nei pressi e sotto lo stoccaggio di Bordolano, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma, di sorgenti sismogeniche composite ITCS002 alla profondità di –2.000 metri e che è sovrastata da Soncino a Montichiari, dalla sorgente sismogenica composita ITCS072 alla profondità di –1.000 metri, ambedue in grado di provocare sismi naturali di Magnitudo 6.1 in tutta la loro estensione creando una realtà sismica decisamente critica;



2) per l’aspetto di sismicità attivata dalle attività di stoccaggio di metano nei pressi e sopra la sorgente sismogenica composita ITCS002 (M6.1) nel raggio di 10 km dagli impianti di Bordolano (Provvedimento Direttoriale n. 18804 del 08 agosto 2013 del Ministero dell’Ambiente – Prescrizione 1c: “Qualora la sismicità registrata, in un raggio di 10 km dai “fondo pozzo” dello stoccaggio, durante le operazioni di gestione dello stoccaggio stesso, anche successivamente al fermo dell’impianto, uguagli o superi la Magnitudo Locale di 3.0, dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti opportuni atti a riportare la magnitudo Locale massima dei sismi a valori inferiori a 2.0”…);



3) per l’aspetto ambientale e della salute per le ricadute, nei prossimi 20-40 anni, nel raggio di 15-20 km, delle emissioni (secondo i dati della Relazione Tecnica Stogit-2015 per l’AIA centrale di Bordolano) di 4.097.000.000m3/anno di fumi a 530° centigradi con PM2,5, PM1, Nox (190 tonn/anno), CO (165 tonn/anno), Co2, emissioni climalteranti dannose per gli esseri viventi, per l’ecosistema e per la biodiversità;



4) con riferimento alla forte antropizzazione del territorio di riferimento del “Progetto Bordolano Stoccaggio – Stogit 2008” di 135 kmq con 16 Comuni, 55.000 abitanti, il fiume Oglio, il Parco Oglio Nord, ampliato ai territori nel raggio di 10 km dagli impianti della centrale di Bordolano con i Comuni di Genivolta, San Paolo e Villachiara (Rif. Provvedimento Direttoriale n. 18804 del 08-08-2013 “Prescrizione 1c-raggio 10 km”),



5) in mancanza: a) della rete indipendente di rilevamento sismico per la permanente informazione al pubblico dei dati rilevati, b) della realizzazione del “Dominio esteso di rilevazione (DE) per una fascia di ampiezza compresa fra i 5-10km secondo quanto previsto nel Cap. 5 “Caratteristiche del monitoraggio sismico” degli “Indirizzi e Linee Guida per il monitoraggio della sismicità delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell’ambito delle attività antropiche” del 24 novembre 2014 del Ministero dello Sviluppo;



6) in assenza dell’attuazione delle disposizioni previste dalle Linee Guida del 24 novembre 2014 del Ministero dello Sviluppo “Indirizzi e linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell’ambito delle attività antropiche” del Ministero dello Sviluppo del 24 novembre 2014 con l’individuazione dell’Autorità Competente istituzionalmente preposta per: a) sovrintendere all’andamento sismico delle attività di stoccaggio del metano; b) a interrompere le stesse attività  in caso di attività anomala dello stoccaggio di metano.



7) in riferimento alla DGR della Regione Lombardia n. 2949 del 19 dicembre 2014 che dichiara: “Dato atto che l’attività di stoccaggio di gas naturale in sotterraneo può dare origine a fenomeni sismici antropogenici…” (pag.4) e successivamente: “Considerato che la concessione di stoccaggio di “Sergnano stoccaggio” è localizzato in prossimità della sorgente sismogenica attiva naturale ITCS002 localizzata alla profondità di 2.000 meri, secondo i dati forniti da INGV…” (pag. 6), ancora: “Considerato…in applicazione del principio generale di precauzione, considerate le elevate capacità di stoccaggio oggi presenti in Lombardia e, in particolare, nella Provincia di Cremona, di assoluta rilevanza e tali da richiedere una particolare attenzione ai fini della valutazione degli effetti dell’attività nell’ambiente circostante relativamente alla sismicità indotta/innescata…”;



8) rilevato che la sopraccitata sorgente sismogenica attiva naturale ITCS002 (DGR Lombardia n. 2949 del 19-12-2014) localizzata alla profondità di 2.000 metri è la medesima sorgente sismogenica composita nei pressi e sopra la quale sono localizzati gli stoccaggi di metano di Settala (sovrapressione), Sergnano, Ripalta Cremasca, Romanengo (progetto), Bordolano (in costruzione), Bagnolo Mella/Capriano del Colle (in progetto), stoccaggi collegati fra loro dal sistema di rete dei metanodotti;



9) che il mondo scientifico rileva: “la discussione precedente sulla sismicità attivata suggerisce di evitare, sia per lo sfruttamento che per lo stoccaggio, ogni zona in vicinanza di strutture sismotettoniche attive” (Delibera Giunta Regione Emilia Romagna-GR n. 211 del 08 febbraio 2010) e che: “L’iniezione e l’estrazione di fluidi accelera la produzione di terremoti che potrebbero verificarsi naturalmente – Prof. P. Segall Università Standford-California” (Ricorso TAR Lazio- Daniele Cenese et altri contro Ministero dell’Ambiente);



considerato che



10) il Decreto Ministeriale del 28 dicembre 2011 a firma dei Ministri Clini (Ambiente) e Passera (Sviluppo) evidenzia tra l’altro (pag 4): “Visto il D.M.  6 novembre 2001 di conferimento, per la durata di anni venti, della concessione di stoccaggio “Bordolano Stoccaggio” alla Società ENI S.p.A., situato nel sottosuolo delle province di Cremona e Brescia e ricadente nell’ambito della concessione di coltivazione “Cignone” in titolo alla medesima Società…” di fatto conferma l’estensione dello stoccaggio “Bordolano Stoccaggio” nel sottosuolo delle province di Cremona e Brescia;



11) conseguentemente ne avrebbero dovuto avere notizia i Comuni e le Province nel cui sottosuolo si estende il citato stoccaggio di metano cui fa riferimento il “Progetto Bordolano Stoccaggio – Stogit 2008” secondo quanto previsto dal dlgs 152/2006 all’art 23 comma 3: “La documentazione è depositata su supporto informatico ovvero, nei casi di particolare difficoltà di ordine tecnico, anche su supporto cartaceo,  a seconda de casi , presso gli uffici dell’autorità competente, delle regioni, delle province, e dei comuni il cui territorio sia anche solo parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua attuazione”



considerato che



12) il “Progetto Bordolano stoccaggio – Stogit 2008” si configura come uno dei  tasselli di un sistema di stoccaggi di metano nel territorio lombardo tra di loro collegati con reti di metanodotti (da Bagnolo Mella a Sergnano, da Bordolano a Sergnano, da Romanengo a Sergnano, da Sergnano a Mortara e al Passo Gries), sistema ad elevato impatto ambientale per il quale  si rende necessaria una valutazione complessiva di Valutazione Ambientale Strategica-V.A.S. e di Valutazione di Impatto Sanitario-V.I.S. come previsto dalla Direttiva 2003/35/CE, trattandosi di impatto su vasta area regionale e non la semplice Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) singolo progetto per singolo progetto degli stoccaggi e dei metanodotti,    




13) stante: a) la mancata documentazione, informazione, partecipazione ed espressione dei pareri dei cittadini che disattende la attuazione della Convenzione europea di Aarhus-1998, la mancata espressione dei pareri da parte dei Comuni e degli Enti territorialmente interessati;  b) la mancata valutazioni della staticità degli edifici del territorio; c) la mancata definizione di fidejussioni a tutela di eventuali danni al patrimonio pubblico, storico monumentale, privato civile ed industriale, alle infrastrutture; d) la mancata attuazione del principio di precauzione previsto dalla Legge 308/04 con riferimento all’articolo 174 del Trattato di Amsterdam che riprende l’art. 130 del Trattato di Maastricht e che testualmente riporta: “2. La politica della Comunità in materia ambientale mira a un livello elevato di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle vaie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”;

e) oltre ai nuovi atti ed alle situazioni di rischio e pericolo per gli abitanti ed il territorio emersi successivamente la data di presentazione del “Progetto Bordolano Stoccaggio – Stogit 2008”:

1)    Provvedimento Direttoriale n. 18804 del 08-08-2013 del Ministero dell’Ambiente;

2)    risultati della Commissione ICHESE del febbraio 2014 sul terremoto dell’Emilia Romagna del maggio 2012;

3)    Nuove Linee Guida del Ministero dello Sviluppo del 24 novembre 2014 “Indirizzi e linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell’ambito delle attività antropiche”;

4)    Delibera Giunta Regione Lombardia n. 2949 del 19 dicembre 2014;

5)    Decreto 25 marzo 2015 Ministero dello Sviluppo: “Aggiornamento del disciplinare tipo in attuazione dell’articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014 n. 164,  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 06-05-2015, 



chiede



alla Provincia di Cremona cui è stata depositata la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale per la conseguente attivazione della centrale e dello stoccaggio di metano di Bordolano:

1)    di dichiarare o meno la competenza in materia di analisi e gestione degli effetti sismici nel sottosuolo della vasta area interessata dal “Progetto Bordolano Stoccaggio – Stogit 2008”;

2)    di dichiarare l’esistenza o meno della rete indipendente di monitoraggio sismico e di continua informazione al pubblico;

3)    di indicare quale struttura e quale personale è indicato ed autorizzato per la gestione della rete sismica indipendente e per la eventuale sospensione delle attività di stoccaggio in presenza di anomalie sismiche nello stoccaggio di Bordolano (soggetto ad incendio pozzo nei mesi di marzo-aprile 1952 con conseguente forte depressurizzazione), che risulta contiguo/confinante con “Bagnolo Mella/Capriano del Colle stoccaggio”, con “Romanengo stoccaggio” (ITIS104 sisma del 12 maggio 1802), contiguo/confinate con “Sergnano stoccaggio”, quest’ultimo vicino a “Ripalta Cremasca stoccaggio”, quest’ ultimo contiguo/confinante con “Cornegliano Laudense stoccaggio” (sisma antropogenico di Caviaga del 15-16 maggio 1951 di Magnitudo 5,5 Richter);

4)    di dichiarare se, allo stato, esiste un sistema in grado di individuare le eventuali variazioni ed il potenziale rischio sismico antropogenico di ogni singolo stoccaggio pure di fronte ad una complessa e non programmata né pianificata presenza di stoccaggi nel sottosuolo della pianura padana lombarda, situazione della quale, ad oggi, non sono noti né valutati gli effetti provocati dalla ridondante presenza di attività antropogeniche nel sottosuolo in presenza della sorgente simogenica composita ITCS002 a –2.000 metri di profondità in grado di scatenare sismi di Magnitudo 6.1 in ogni punto della sua estensione e sovrastata da Soncino a Montichiari dalla sorgente sismogenica composita ITCS072 a –1.000 metri di profondità in grado di scatenare sismi di Magnitudo 6.1 in ogni punto della sua estensione;

5)    di attuare il principio europeo di precauzione;

6)    di annullare per gravi carenze e vizi sostanziali di forma il “Progetto Bordolano stoccaggio – Stogit 2008”.





Soresina, 11 giugno 2015

martedì 14 aprile 2015

Osservazioni per CdS AIA centrale stoccaggio Bordolano

Il nostro coordinamento locale, unitamente ad altre associazioni e singoli cittadini, ha recentemente presentato delle osservazioni per la Conferenza dei Servizi richiesta dalla società Stogit con atti depositati presso la Provincia di Cremona in data 3 Marzo 2015. Lo stoccaggio di metano è infatti un'attività complessa; il metano è inoltre una risorsa energetica fossile non rinnovabile, un gas letale, ad effetto serra, climalterante. Sono stati perciò richiesti dei chiarimenti sugli aspetti amministrativi e procedurali. I "fondi pozzo" si vanno peraltro a collocare nelle immediate vicinanze di una sorgente sismogenica. Particolare attenzione al riguardo è stata richiesta dalla stessa Regione Lombardia, che ha evidenziato la necessità di un'attenta valutazione degli effetti delle attività di stoccaggio sull'ambiente circostante. Sono coinvolti 19 comuni, 2 province ed un ente parco (Parco Regionale Oglio Nord): un'area di estensione pari a circa 135 kmq, popolata da circa 60.000 abitanti. I documenti relativi al "progetto di stoccaggio di metano e centrale di Bordolano" di Stogit 2008 sono però stati presentati solamente presso il Comune di Bordolano, la Provincia di Cremona e la Regione Lombardia. L'intero territorio coinvolto comprende edifici storici, edifici pubblici, infrastrutture rilevanti (ferrovie ed autostrade), poli commerciali e realtà produttive: nel raggio di 500 metri dall'impianto si trovano attività agricole, agrituristiche e di ristorazione. Allo stato attuale si è in attesa delle direttive applicative che devono far seguito agli "Indirizzi e linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell'ambito delle attività antropiche" emessi dal Ministero dello Sviluppo Economico nel Novembre 2014.  Trattandosi di attività a Rischio di Incidente Rilevante, sono necessari alcuni documenti ad oggi non presentati al Comune di Bordolano (Elaborato Rischio di Incidenti Rilevanti, Piani di Emergenza per il Cluster A e la centrale di stoccaggio) o non pubblicati (Piano di Emergenza del Cluster B). Altri aspetti da prendere in considerazione sono il rischio di liquefazione del suolo e le significative emissioni in atmosfera.

martedì 22 aprile 2014

Terremoti e trivelle

Nei giorni scorsi diverse testate giornalistiche nazionali hanno riportato i primi risultati della commissione di indagine sulle cause del terremoto emiliano della primavera 2012, divulgate dalla rivista Science. Un estratto da Il Corriere della Sera.

Secondo la rivista americana, che ha potuto leggerne in anteprima le conclusioni, gli esperti scartano l’ipotesi che ad accendere la miccia siano state le indagini invasive effettuate nel deposito di gas vicino al centro di Rivara. Il dito viene puntato invece su un altro sito di proprietà della Gas Plus (società che attende di leggere il rapporto ufficiale prima di far conoscere la sua posizione). Si tratta del giacimento di Cavone, a venti chilometri dall’epicentro della scossa del 20 maggio. Di per sé i cambiamenti di pressione sulla crosta terrestre dovuti alla rimozione del greggio e all’iniezione di fluidi per facilitarne il flusso non sarebbero stati sufficienti per provocare la tragedia, sostiene il rapporto. Ma «non si può escludere» che la faglia fosse già vicina al punto di rottura e che l’attività estrattiva abbia funzionato da innesco per il primo evento sismico.

Anche La Repubblica si è occupata della questione. Ecco un estratto pubblicato dal sito www.giornalettismo.com.

 Il rapporto di Ichesa, prosegue Science, spiega anche che rimuovere e reiniettare liquidi non basta a causare un terremoto più intenso di quanto non sarebbe senza quell’attività. Ma è possibile che la faglia coinvolta nella sequenza sismica del maggio di due anni fa fosse sul punto di muoversi e che l’uomo abbia accelerato il processo. Non solo: le attività estrattive nel sito di Cavone erano state aumentate dall’aprile del 2011 e questo stabilirebbe un legame temporale. Però, conclude la rivista, manca ancora un modello fisico di sostegno: insomma, ipotizzato il nesso, non è ancora chiaro come e perché funzioni. Science spiega infine di non aver ricevuto risposte sul rapporto né da parte degli estensori né da parte delle compagnie che sarebbero implicate, ma riferisce di altri sismologi per i quali questi legami sarebbero molto deboli e tutto il rapporto poco chiaro: l’impianto di Cavone, del resto, è molto piccolo e si trova ad almeno venti chilometri dall’epicentro.

Secondo quanto dichiarato a Il Fatto Quotidiano da Edwin Cartlidge, giornalista di Science, ci sarebbero state pressioni per non pubblicare il rapporto, presentato nel febbraio 2014 alla Regione Emilia-Romagna, è stato reso pubblico solo dopo la diffusione delle anticipazioni da parte della rivista americana.

Per quanto riguarda la Regione Lombardia, è stata approvata nel marzo 2014 la Delibera di Giunta Regionale n. 1568, con la Relazione dell'Assessore all'Ambiente Claudia Maria Terzi di cui pubblichiamo un estratto.

In sede di istruttoria regionale d’intesa con lo Stato si procede con le valutazioni circa gli elementi prescrittivi in materia di sicurezza, anche per le popolazioni  interessate, nonché ambientali relative alle fasi di perforazione e di esercizio degli impianti.  Tra le potenziali problematiche di sicurezza risultano quelle relative alla possibilità di fenomeni sismici sia in termini di conseguenze  che un sisma può avere sulla funzionalità degli impianti che in termini di effetti sismici indotti che possono manifestarsi nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento , nonché nella fase di perforazione dei pozzi per l’immissione e l’estrazione del gas dal giacimento. Potenziali effetti possono manifestarsi in aree ad elevata sensibilità sismica per la presenza di importanti sorgenti sismogeniche. Sorgenti sismogeniche importanti individuate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) interessano in modo differenziato, gli impianti di stoccaggio lombardi  in Provincia di Cremona , nella quale è presente la gran parte dei volumi di stoccaggio autorizzati. I gravi eventi sismici verificatisi nel mese di maggio 2012 nelle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, in aree con presenza di impianti di stoccaggio, hanno suggerito l’opportunità di valutare in modo adeguato anche gli effetti indotti dall’esercizio di impianti di stoccaggio dal punto di vista sismico…. In applicazione del principio generale di precauzione, considerate le capacità di stoccaggio oggi presenti in Lombardia di assoluta rilevanza a livello mondiale e tali da richiedere una particolare attenzione ai fini della valutazione degli effetti dell’attività nell’ambiente circostante relativamente alla sismicità indotta, appare necessario attendere il pronunciamento autorevole della Commissione Tecnico Scientifica, da cui potranno discendere soluzioni, suggerimenti e prescrizioni ulteriori rispetto  a quanto oggi previsto ed adottato in sede di approvazione dei programmi di lavoro  per lo stoccaggio di gas in sotterraneo. Si ritiene, pertanto, opportuno sospendere le istruttorie in corso per il rilascio dell’intesa denominate “Sergnano” e “Ripalta” relative alle attività di stoccaggio di gas …per definire…ulteriori prescrizioni e indicazioni per l’esercizio degli impianti di stoccaggio di gas, a maggior tutela dei territori e delle popolazioni interessate.

Ricordiamo che i progetti relativi agli stoccaggi di gas in provincia di Cremona interessano ampie porzioni di territorio.
I lavori relativi allo stoccaggio di Bordolano procedono: il progetto interessa un'area di 135 kmq e coinvolge 16 Comuni con 55.000 abitanti: Bordolano, Castelvisconti, Azzanello, Casalmorano, Soresina, Annicco, Casalbuttano, Paderno Ponchielli, Olmeneta, Robecco d'Oglio in Provincia di Cremona, Pontevico, Verolanuova, Verolavecchia, Borgo San Giacomo, Quinzano d'Oglio in Provincia di Brescia.
Lo stoccaggio di Sergnano, così come quello di Bordolano, fa discutere per la presenza di fagli sismiche, come denunciato dal Comitato No Gasaran. Sul sito internet di Movimento 3.0 si possono trovare numerosi approfondimenti sul tema.