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martedì 18 dicembre 2018

Cremona: nota su AT CR25


Di seguito il contributo inviato alla Giunta Comunale di Cremona che prende spunto dalla proposta di destinazione d'uso riguardante l'ambito di trasformazione CR25

Nei giorni scorsi la stampa locale ha diffuso la notizia di un possibile cambiamento di destinazione d’uso dell’ambito di trasformazione CR 25, da residenziale a servizi. L’area in questione, situata in prossimità di via Flaminia ed attualmente occupata da orti urbani, è già stata sotto osservazione in tempi recenti da parte di varie associazioni in quanto l’urbanizzazione a destinazione residenziale che veniva prevista si collocava in una zona a rischio di esondazioni del vicino Cavo Reale e in prossimità di una scarpata morfologica esistente e del parco di Villa Flaminia.
Da parte del Coordinamento Locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori la preoccupazione principale rimane quella del consumo di suolo, la cui tutela riteniamo debba essere prioritaria al di là della natura stessa degli insediamenti previsti. E’ stata infatti presentata nei mesi scorsi in Parlamento la proposta di legge redatta dal Forum, che al contrario delle altre proposte presentate da varie forze politiche sul tema non si limita a prevedere una graduale limitazione delle urbanizzazioni di suolo agricolo e naturale ma fissa il principio che le nuove urbanizzazioni debbano avvenire solamente nei casi di documentata impossibilità di ricorrere al recupero di aree dismesse.
In attesa dell’approvazione di una legge nazionale che si occupi seriamente del problema e non demandi tutto alle Regioni, le cui iniziative legislative riguardanti a parole il consumo di territorio sono molto spesso carenti se non addirittura controproducenti, ci si chiede come può agire un Comune al riguardo.
Prendendo ad esempio proprio il caso di via Flaminia, ci si chiede quali sono gli elementi ostativi che impediscono una scelta di tipo differente e come può superarli un’Amministrazione che pone la tutela del suolo tra i suoi obiettivi. Al di là della necessità di una normativa nazionale, strettamente collegata a quella sul consumo di suolo, che preveda adeguati incentivi al recupero delle aree dismesse, crediamo che anche a livello comunale sia possibile agire tramite agevolazioni fiscali o riduzione degli oneri di urbanizzazione interventi di recupero delle aree dismesse. Anche lo strumento urbanistico dovrebbe orientarsi sull’identificazione di aree soggette a piani di recupero anziché ambiti di trasformazione che interessino aree inedificate. A tal fine riteniamo fondamentale realizzare un censimento capillare di tutte le aree produttive, artigianali e commerciali dismesse e delle abitazioni inutilizzate. Il Forum Nazionale aveva a suo tempo sottoposto a tutti i Comuni italiani la compilazione di una scheda di “censimento del cemento”, che purtroppo è stata redatta solo da una piccola parte degli stessi. Questo passo sarebbe utile anche al fine di istituire una sorta di tavolo di confronto tra proprietari di immobili e soggetti interessati alla realizzazione di interventi edilizi o che necessitino di spazi in relazione a vari tipi di attività, in modo da favorire l’incontro di domanda e offerta nell’ottica dello stop al consumo di suolo.
Avvicinandoci al termine del mandato amministrativo chiediamo pertanto quali di queste o altre azioni volte allo stop al consumo di territorio siano state messe in atto e se vi siano in programma ulteriori interventi che puntino a tale obiettivo. Riteniamo che le amministrazioni locali non possano infatti abdicare al loro ruolo di governo del territorio demandando unicamente al mercato la gestione di domanda ed offerta di aree edificabili ed urbanizzabili.

venerdì 12 ottobre 2018

Commissione Paesaggio di Cremona: discussioni e dimissioni per l’insediamento Conad nell’area ex-Snum



A Cremona proseguono le discussioni sul futuro dell’area ex-Snum, un insediamento dismesso nel quale è prevista la realizzazione di un nuovo punto vendita Conad.

La zona interessata è quella in prossimità di Porta Mosa: è da queste parti che si trova il Bastione San Giorgio, l’ultima porzione di rilievo della cinta muraria della città. Un sito che periodicamente ritorna al centro delle cronache, dai vari progetti di recupero presentati e parzialmente realizzati alle ipotesi di urbanizzazione nelle ultime aree inedificate verso via Giordano, fino alla chiusura temporanea di parte della struttura in quanto pericolante. Si tratta in ogni caso di un’area di pregio, utilizzata anche per alcuni festival nella stagione estiva, una zona verde a ridosso del centro cittadino e della scuola d’infanzia San Giorgio.

L’area ex-Snum si trova dalla parte opposta di via Mosa ed affaccia su via Giordano. Per questa ragione l’ipotesi di recupero si va ad intrecciare ad un’altra tematica scottante per la politica cremonese: quella della Strada Sud, un’arteria che andrebbe a chiudere l’anello viabilistico intorno alla città col fine di bypassare la trafficata via Giordano, insistendo però nella zona di maggior pregio degli ambiti periurbani cittadini (a ridosso del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Po e del Morbasco). La Strada Sud ha visto negli ultimi anni contrapporsi comitati pro e contro l’opera: questi ultimi, oltre all’impatto ambientale, temono la possibilità di future speculazioni edilizie che andrebbero paradossalmente a peggiorare la qualità di vita della zona, oltre a stimare una riduzione del traffico su via Giordano molto contenuta. La Giunta guidata dal Sindaco Galimberti intende rimuovere la previsione della Strada Sud dal Piano di Governo del Territorio (PGT), anche se al momento non sono state messe in campo azioni alternative per migliorare la situazione di via Giordano (riassetto della viabilità della zona, riqualificazione della tangenziale cittadina) a suo tempo proposte dagli oppositori dell’opera. Nel frattempo sono state presentate le firme per indire un referendum consultivo sulla possibilità di non stralciare la Strada Sud dal PGT, sostenuta dall’opposizione in Consiglio Comunale.

In questo contesto la realizzazione dell’insediamento Conad porterebbe ad un prevedibile ulteriore peggioramento della situazione viabilistica della zona. Inoltre la città di Cremona ha visto negli ultimi anni un costante incremento di grandi insediamenti commerciali a fronte di una crisi sempre più evidente dei negozi storici e di vicinato del centro storico e di quartiere.

La questione dell’area ex-Snum è tornata recentemente al centro delle cronache a seguito delle dimissioni dalla Commissione Comunale per il Paesaggio del geologo Giovanni Bassi, rappresentante di Italia Nostra. La Commissione ha evidenziato diverse criticità e ad oggi non ha espresso un parere positivo sull’intervento. Lo stesso Bassi a maggio aveva presentato delle richieste all’Amministrazione, senza ricevere risposta. Un aspetto particolarmente interessante sollevato da Bassi è quello relativo al riaffiorare, a seguito degli scavi realizzati nell’area, della Cremonella, un corso d’acqua che correva a ridosso della cinta muraria, successivamente deviato ed interrato. Il geologo, evidenziando come la Cremonella debba considerarsi bene indisponibile, proponeva di riportare il corso d’acqua sull’antico tracciato e sdemanializzare il tracciato attuale.

Le dimissioni di Giovanni Bassi sono dovute anche ad obiezioni riguardanti altri progetti: uno di questi prevede l’innesto di solai di una nuova edificazione su quello che resta di un’altra porzione delle mura medievali della città, mentre nel caso del Piano Integrato di Intervento Cremona City Hub sotto accusa è finita la mancata valorizzazione del Cavo Cerca, un altro canale interrato che sta peraltro originando alcuni problemi di tenuta nelle strade limitrofe.
Gli interrogativi rimasti in sospeso rimangono quindi irrisolti ma riguardano aspetti fondamentali della progettualità di un’idea della città, in rapporto a problemi odierni come quelli della viabilità e del traffico ma anche alla propria storia e al disegno urbanistico originario, alle antiche cinte murarie e al reticolo idrico storico.

giovedì 8 febbraio 2018

Una legge d’iniziativa popolare per arrestare il consumo di suolo

Una legge d’iniziativa popolare per arrestare il consumo di suolo. La proposta del Forum Salviamo il Paesaggio

Alla stesura del testo normativo ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 persone: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…

Cassinetta di Lugagnano, 3 febbraio 2018 – Dieci articoli per una legge contro il consumo di suolo, per fermare “la modifica o la perdita della superficie agricola, naturale, seminaturale o libera, a seguito di interventi di copertura artificiale del suolo, di trasformazione mediante la realizzazione – entro e fuori terra – di costruzioni, infrastrutture e servizi o provocata da azioni, quali asportazione ed impermeabilizzazione”.
Dieci articoli per una legge attesa da decenni o, almeno, dal 2009, quando un’ampia aggregazione nazionale di associazioni, comitati e singoli cittadini rese evidente l’insostenibile peso della speculazione edilizia.
Dieci articoli per una legge dal basso, dopo che lo scioglimento delle Camere ha sancito la fine ingloriosa del testo arenatosi al Senato, che ha vanificato lo sforzo avviato all’inizio della legislatura e l’impegno di tanti che avevano prestato il proprio servizio al Paese, producendo osservazioni, partecipando ad audizioni.

“Un fallimento, quello della politica, che ci obbliga a riprendere con energia la battaglia, perché di battaglia si tratta, per arrestare subito il consumo di territorio. Arrestare e non limitare o ridurre. Perché quello che serve oggi è un taglio netto. Un obbligo per legge – spiega il Forum Salviamo il Paesaggio, promotore del progetto di legge -. Una legge che oltre a porre la parola “fine” al film ‘Le mani sulla città’ che va in onda ininterrottamente dal secondo Dopoguerra, punti tutto sul recupero dell’enorme patrimonio edilizio esistente, sulla bonifica e riconversione ecologica delle immense aree dismesse e abbandonate (una vera e propria emergenza diffusa su tutto il territorio nazionale che deve vedere lo Stato applicare il principio costituzionale che prevede la tutela della proprietà privata solo se questa ha una funzione sociale), sulla valorizzazione urbanistica, sociale, economica e culturale sia dei centri storici e sia delle periferie dormitorio cresciute fuori dalle mura e ai margini delle autostrade”.

La legge che oggi il Forum Salviamo il Paesaggio presenta e mette a disposizione del nostro Paese è stata scritta dal basso, frutto del lungo lavoro di un folto gruppo di esperti e arricchito dalle ulteriori proposte di tutte le migliaia di suoi aderenti e delle oltre 1.000 organizzazioni che lo compongono.
Dieci articoli che se approvati dal Parlamento Italiano sarebbero la mera l’applicazione della nostra Costituzione, pur sembrando una vera rivoluzione.

Una legge per la quale il Forum Salviamo il Paesaggio è pronto a raccogliere le firme dei cittadini, dopo averla presentata all’attenzione della prossima XVIII legislatura della Repubblica Italiana.

Nove anni fa, il 24 gennaio 2009, a Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, veniva promosso il manifesto della campagna “Stop al consumo di territorio”: “Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto. Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.
Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto. La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!”

A quel pensiero è ancorata l’azione del Forum, costituito nel 2011: dopo avere registrato l’entrata del tema emergenziale del consumo di suolo all’interno dell’agenda “politica” e del Parlamento, ha dovuto però constatare che alle parole non seguissero norme stringenti.
Eppure, l’Italia non ha bisogno di una legge nazionale sul consumo di suolo.
Ha bisogno di una buona legge nazionale sul consumo di suolo.

Nel 2018, continuiamo a “divorare” terra al ritmo di 4 metri quadrati al secondo. Nel 2000 si era toccata quota 8 metri quadrati al secondo e la media degli ultimi 50 anni si attesta tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo.

Solo tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato 250 chilometri quadrati di territorio, 35 ettari al giorno, 35 campi di calcio ogni 24 ore (ISPRA, 2017).
In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai circa 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio, una superficie pari all’Emilia Romagna. Perdiamo suolo e con esso perdiamo biodiversità, bellezza, paesaggio, qualità della vita, salute, storia, agricoltura. Il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991.

Consumiamo terra e siamo sempre meno in grado di garantirci il nostro cibo: non abbiamo più altro tempo a disposizione per invertire drasticamente la rotta.



Per ulteriori informazioni:

Domenico Finiguerra, 3384305130 – domenico.finiguerra@gmail.com
Alessandro Mortarino, 3337053420 – alessandro.mortarino@libero.it
Federico Sandrone, gonzy2005@libero.it


Clicca qui per il testi di proposta di legge

mercoledì 21 giugno 2017

Segnalazione campo volo Torlino Vimercati

Riportiamo di seguito la segnalazione inviata da Legambiente Alto Cremasco e Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori - Coordinamento Cremonese, Cremasco, Casalasco relativamente al campo volo di Torlino Vimercati.


Premesso che
 Ex Art. 1 comma 1 DECRETO 1 febbraio 2006  Norme di attuazione della legge 2 aprile 1968, n. 518, concernente la liberalizzazione dell'uso delle aree di atterraggio, per «aviosuperficie» si intende un'area idonea alla partenza e all'approdo di aeromobili, che non appartenga al demanio aeronautico.   Ex Art. 701. Codice delle navigazione. Le aviosuperfici, ivi comprese le elisuperfici, sono aree, diverse dagli aeroporti, non appartenenti al demanio aeronautico e sono disciplinate dalle norme speciali, ferme restando le competenze dell'ENAC in materia di sicurezza, nonche' delle regioni, degli enti locali e delle altre autorità secondo le rispettive attribuzioni. I comuni, nell'esercizio dei poteri di pianificazione urbanistica, tengono in considerazione le finalità aeronautiche proprie delle aree private adibite ad aviosuperfici site nel proprio territorio.  Le aviosuperfici, in altre parole sono infrastrutture aereonautiche. Infatti, ex art. Art. 713 – Codice della Navigazione, le aree in prossimità di aviosuperfici o di impianti aeronautici destinati al servizio della navigazione aerea possono essere assoggettate dall'ENAC alle limitazioni previste dagli articoli 709 e 711 a tutela dell'interesse pubblico. Enac può porre vincoli alla proprietà privata e alla pianificazione territoriale per eliminare “ostacoli alla navigazione” e, ex Art. 709 Codice Navigazione, costituiscono ostacolo alla navigazione aerea le costruzioni, le piantagioni arboree, i rilievi orografici ed
                                         in genere le opere che, anche in virtù delle loro destinazioni d'uso, interferiscono con le superfici di rispetto  Le piste di partenza e decollo delle automobili sono identificate come “infrastrutture di carattere generale” nel Decreto Min. Infrastrutture e Trasporti 1/2/2006 (aggiornato al 9/4/2014)


Premesso altresì che

 Ex art. 10, comma 1 a) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire: a) gli interventi di nuova costruzione  Ex art. 3 comma 1 e) – 3 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato è da considerare come “intervento di nuova costruzione"  Ex art. 12, comma 1 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia Il permesso di costruire è rilasciato in conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente  Ex Allegato B Progetti sottoposti alla verifica di assoggettabilità a VIA. 4-p della LEGGE REGIONALE 2 febbraio 2010, n. 5 Norme in materia di valutazione di impatto ambientale (B.U.R.L. 4 febbraio 2010, n. 5) la realizzazione  di un’aviosuperficie con superficie maggiore di 2 ha deve essere sottoposta alla verifica di assoggettabilità a VIA (Provincia autorità competente)

Si segnala che
 In data 8/5/2014 ENAC  ha riconosciuto e inserito nell’elenco delle infrastrutture aereoportuali/avio-eli-idro superfici nazionali l’AVIOSUPERFICIE  Puntovolo Torlino, con pista e le relative strutture site in Torlino Vimercati s.p.n.2-Cascina Fiumicella, gestite dal sig Luca Vaccarini  (http://moduliweb.enac.gov.it/Applicazioni/avioeli/Avio_04.asp?selaeroporto= 862)
                                          Il Puntovolo Torlino secondo le indicazioni presenti sul sito web dell’aviosuperficie (www.puntovolotorlino.it) ha una pista la cui estensione è pari  a 600 x 40 metri e un Hangar dalla superficie di 2.120 mq: vi sono poi club house, parcheggio e strada di accesso (v. www.puntovolotorlino.it )  L’area complessivamente individuata e classificata come avio/elisuperficie dal DBTR Lombardia (costruito, come è noto in base a rilievi aerei e dati catastali) e tale risultante anche nel SIT Prov. CR è pari a circa 80 mila mq (v. www.geoportale.regione.lombardia.it e www.atlanteambientale.it) L’area dell’aviosuperficie Puntovolo Torlino ora e di fatto destinata a infrastruttura aereonautica, nella programmazione territoriale e urbanistica o della provincia di CR (PTCP , approvato 23/12//2013) è classificata  come <ambito agricolo strategico> e <Plis dei fontanili> (www.atlanteambientale.it ) o del comune di Torlino Vimercati (PGT approvato il 20/12/2010, pubblicato sul BURL n. 21 del 25/5/2011)  è classificata, come tutto il territorio non urbanizzato del comune inserito nel Plis dei fontanili, come <area agricola>/<servizio di livello sovracomunale esistente>/<area a verde>/<area di valore paesaggistico ambientale>, ex punto 4 Relazione Tecnica e art.25 Norme Tecniche di Attuazione del Piano delle Regole, approvato il 20/12/2010, pubblicato sul BURL n. 21 del 25/5/2011 (www.geoportale.regione.lombardia.it )
 non risulta agli scriventi alcun  procedimento autorizzativo della trasformazione della summenzionata <area di valore paesaggistico ambientale/ambito agricolo strategico>  a <infrastruttura aereonautica/aviosuperficie>, pertanto
LA REALIZZAZIONE DELL’AVIOSUPERFICIE PUNTOVOLO TORLINO È AVVENUTA IN VIOLAZIONE DEL TESTO UNICO DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI IN MATERIA EDILIZIA E DELLA LEGGE REGIONALE 2 FEBBRAIO 2010, N. 5 IN QUANTO NON SOTTOPOSTA A VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA’ A V.I.A. Si segnala inoltre che
Sull’area dell’aviosuperficie PuntovoloTorlino insistono 3 <corpi edificati> (v. DBTR, strato “ingombro al suolo dei corpi edificati, geoportale Regione Lombardia www.geoportale.regione.lombardia.it), ovvero edifici, definiti come “costruzioni stabili” e tali da intendere  la definitiva permanenza dell’edificio nel luogo in cui è
                                         posto per sua espressa destinazione, di guisa che non possa rimuoversi, per trasportarlo da un luogo all’altro senza scomporlo almeno in parte, rompendo o distruggendo le aderenze che lo tengo stabilmente avvinto al suolo (Regione Lombardia, Territorio e Urbanistica, Aggiornamento del database topografico, FLUTE, Flusso topografico edifici, 12/12/2011, p.33) che sono in contrasto con le previsioni degli strumenti urbanistici comunali,, approvati il  il 5-9-2005 (Variante PRG) e il 20/12/2010, pubblicato sul BURL n. 21 del 25/5/2011 (PGT vigente), i quali, rispettivamente all’art.33 bis e art. 24  “ ZONA AS” delle NTA del Piano delle Regole, ugualmente  prevedono solo la possibilità di <realizzare strutture  con sistemi costruttivi prefabbricati di semplice rimozione onde consentire, in futuro, un eventuale reversibilità delle superfici edificate>

Si segnala infine che
Tanto l’ infrastruttura aereonautica/aviosupeficie, quanto la precedente (v. Variante PRG- Comune di Torlino Vimercati, approvata il 2005) destinazione a campo di volo VDS e campo da golf, confliggeva e tuttora contrasta con la programmazione territoriale e urbanistica della provincia di Cremona la quale, con il PTCP con variante approvata il  23/12//2013 e tuttora vigente, ha confermato la collocazione dell’area  all’interno degli  <ambiti agricoli strategici> (variante PTCP 8/4/2009), dopo averne negato , in data 10/5/2011, prot. 54180,  al Comune di Torlino Vimercati lo stralcio, richiesto in data 26/1/2011, prot. 234.

lunedì 6 febbraio 2017

Melotta: la sentenza del Consiglio di Stato



Comunicato stampa:

Pianalto di Romanengo: il Consiglio di Stato dà ragione agli ambientalisti e restituisce dignità e tutela al geosito.


WWF, FAI, Legambiente e Italia nostra incassano una nuova clamorosa vittoria nella tutela del territorio lombardo contro le speculazioni estrattive: il Consiglio di Stato, ha accolto il ricorso degli ecologisti, che nel 2013 avevano impugnato il Ptcp della Provincia di Cremona, reo di aver trasformato il Pianalto di Romanengo, detto anche Pianalto della Melotta,  in una gigantesca e banale cava di argilla.
Modificando artatamente la disciplina di tutela dei geositi, il PTCP apriva infatti la strada all'escavazione, richiesta dalla potente Cave Danesi s.p.a., a suo tempo rassicurata anche da una lettera dello stesso Formigoni, a ben 2.000.000 di metri cubi di argilla.
Un'assurdità.
La provincia di Cremona infatti in un primo tempo aveva riconosciuto il pregio geologico, naturalistico e paesaggistico di quest’area al punto da inserire, in una variante al proprio Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento nel 2009, il Pianalto come emergenza più importante del territorio provinciale. Nel 2010 Regione Lombardia ha inserito nel proprio Piano Territoriale un articolo dedicato alla tutela dei geositi quali località, aree o territori dove sia possibile definire un interesse geologico e geomorfologico associabile a un valore scientifico, riconoscendo questa peculiarità al Pianalto della Melotta, che interessa quattro comuni della Provincia.
Tuttavia, nel 2012 la Provincia ha rivisto la sua posizione, modificando il Piano Territoriale di Coordinamento per consentire l’escavazione nell’area del Pianalto di Romanengo e ha avviato l’iter di revisione del Piano Cave, che in questo sito tanto prezioso ha inserito un’attività estrattiva, con la possibilità di prelevare, in prima battuta, fino a 2.000.000 mc di argilla. Da qui il ricorso delle quattro associazioni unite, appoggiato con convinzione dall'allora sindaco di Romanengo, Marco Cavalli.
Cambiata l'amministrazione comunale, il nuovo sindaco ha per prima cosa deciso di rinunciare al ricorso, schierandosi contro associazioni e tutela del territorio, e giungendo persino a sbandierare pochi giorni fa  la presunta disfatta del fronte ecologista e del predecessore.

La smentita arriva dallo stesso Consiglio di Stato, che, come dichiara l'avvocato Paola Brambilla, presidente del WWF Lombardia oltre che legale che ha patrocinato il ricorso, "ha reso una pronuncia che rende giustizia alla legittimazione delle


associazioni, all'importanza straordinaria di un monumento naturale unico per paesaggio, storia ed ecosistema, al punto da essere stato inserito nei siti di interesse comunitario dal 2000, proprio al centro di una procedura di infrazione per la scarsa tutela accordatagli dalle amministrazioni a dispetto del suo ruolo". 
L'Unione Europea l'ha infatti definito “l'ultima evidenza morfologica delle dinamiche geologico-strutturali che testimoniano l'avvenuta indentazione tra la catena alpina e la catena appenninica” e luogo fondamentale per la conservazione e la tutela della biodiversità sul continente europeo.
Importantissima pure l'unitarietà del fronte ambientalista, che ha riunito le sigle più importanti del panorama nazionale e delle sue articolazioni locali, che prima di affrontare il ricorso hanno promosso petizioni, convegni di studio e importanti approfondimenti della storia del sito, grazie all'aiuto del geologo Giovanni Bassi.
"Finalmente si conclude un'annosa vicenda che purtroppo è indicativa di una situazione diffusa in Lombardia: quella del consumo di suolo. È infatti evidente come il territorio sia esasperato da escavazioni e cementificazione, che devono essere fermate. Proprio per questo abbiamo promosso insieme a 400 associazioni europee la petizione People4Soil, una raccolta firme sul sito salvailsuolo.it per una direttiva europea a tutela del suolo come bene comune" dichiara Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia....
Estrema soddisfazione espressa anche da Stefania Licini, responsabile Legambiente Cremasco con Anna Galli, presidente del WWF Cremona, attive in questi anni con comunicati e petizioni per la tutela del sito.
Fai, che aveva lanciato un appello, per bocca del proprio capo Delegazione di Cremona Francesca Bottini dichiara: con tale sentenza, che "...dispone che il ricorso debba essere accolto e che gli atti impugnati debbano essere integralmente annullati" si fa giustizia di scelte amministrative inique, ma si apre un nuovo capitolo relativo alla tutela del paesaggio padano e di alcune sue singolari e irripetibili espressioni, che dovrà vedere le associazioni ricorrenti come interlocutori primari nel processo di nuova pianificazione del territorio provinciale cremonese, che riservi la necessaria e irrinunciabile attenzione alla tutela del patrimonio paesaggistico, naturale, storico e culturale del suo tessuto territoriale, in quanto patrimonio collettivo e fonte di conoscenza anche per le generazioni future”.

Il fronte ambientalista ora si aspetta il travolgimento anche del piano cave da poco approvato sulla base di queste fasulle previsioni, perché afferma il Consiglio di Stato che "Certamente, come è evidente a chiunque abbia volato sulla Pianura Lombarda


o anche solo guardato una mappa satellitare, la pressoché totale antropizzazione del territorio può indurre le amministrazioni a collocare le attività estrattive nei pochi ambiti territoriali naturali e paesaggisticamente scampati all’urbanizzazione sparsa del territorio, ma ciò non può esser considerato legittimo quando sovverte radicalmente gli indirizzi e le strategie dei piani sovraordinati".

Per info e contatti

Paola Brambilla cell 335/5885857 mail delegatolombardia@wwf.it
Barbara Meggetto Tel. 02 87386480 barbara.meggetto@legambientelombardia.it


Link alla decisione