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martedì 9 settembre 2014

Nel Cremasco un idroelettrico non sempre sostenibile

L’ansa che l’Adda forma nei pressi di Gombito, piccolo paese rivierasco della Provincia di Cremona, costituisce un ambiente singolare: il tratto di fiume interessato è lungo circa 4,5 chilometri ed il lembo di terra sotteso, nella sua parte più stretta, misura solamente 200 metri. Proprio in questo tratto di fiume Edison SpA intende realizzare una centrale idroelettrica, prevedendo un “taglio di meandro” che ridurrebbe di circa il 70% il flusso d’acqua nei 4,5 chilometri compresi tra captazione e rilascio. Verrebbe garantito, in sostanza, il solo Deflusso Minimo Vitale (DMV). Attraverso la creazione di uno sbarramento le acque verrebbero convogliate in un canale di presa che le rilascerebbe a valle dell’ansa fluviale, ad una quota inferiore di circa tre metri.
Alcune delle problematiche connesse alla realizzazione dell’opera sono analoghe a quelle che si prospettano per la centrale progettata una trentina di chilometri più a valle, tra i comuni di Crotta d’Adda e Castelnuovo Bocca d’Adda (rispettivamente in provincia di Cremona e Lodi), di cui ci siamo già occupati come coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori. Stiamo parlando del rallentamento della corrente dovuto allo sbarramento (con modifiche dell’habitat della fauna ittica e della flora), dell’innalzamento della falda nei terreni a monte di quest’ultimo (con conseguenze sull’attività agricola, settore fondamentale dell’economia locale) e dell’aumento del livello del fiume nel tratto che precede lo sbarramento, pari a circa 1,80 metri. Riguardo a quest’ultimo aspetto occorre evidenziare come i corsi d’acqua interessati siano due: oltre all’Adda (per un tratto di circa 5 km), anche il fiume Serio (per un tratto di circa 4 km), che sfocia nel primo a meno di due chilometri di distanza dal sito dove si intende realizzare la traversa.
Quella del taglio di meandro è una dinamica caratteristica degli ambienti fluviali che si compie naturalmente nel corso dei secoli: ricrearla artificialmente tramite la realizzazione di un canale significa modificare l’assetto del territorio rischiando di far diventare i 4,5 chilometri dell’Adda interessati poco più di una grossa lanca (i rami fluviali abbandonati dal corso d’acqua principali, caratterizzati di acque pressoché stagnanti). In questo tratto si può ipotizzare un conflitto tra l’approvvigionamento idrico per fini di produzione energetica ed agricola, in considerazione del contestuale ricorso di quest’ultima a colture che necessitano di grosse quantità d’acqua (è il caso del mais, ampiamente diffuso in zona). Inoltre nei pressi di Gombito confluisce nell’Adda un tratto del Serio Morto: il drastico calo della portata del fiume porterebbe ad un aumento della concentrazione degli inquinanti tra il centro abitato ed il punto di rilascio dell’acqua. Bisogna evidenziare infine che a Gombito è stato realizzato un attracco fluviale che ha usufruito dell’erogazione di fondi pubblici: la navigazione all’interno dell’ansa verrebbe preclusa dalla realizzazione dell’impianto (Edison ha proposto di spostare l’attracco a proprie spese).
I Comuni di Bertonico (in Provincia di Lodi, nel cui territorio ricade l’opera progettata), Gombito, Montodine e Ripalta Arpina (in provincia di Cremona) hanno manifestato la propria opposizione evidenziando, oltre agli aspetti già citati, anche il rischio idraulico dovuto alla creazione di un invaso del quale non si conosce il comportamento né la capacità di smaltimento della riserva idrica in caso di piena improvvisa legata a fenomeni meteorologici di elevata intensità, sempre più frequenti in questi ultimi anni. Sono state perciò richieste la proroga della scadenza dei termini dell’istruttoria di procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la partecipazione alla futura conferenza dei servizi, con coinvolgimento delle Provincie di Cremona e Lodi.
La scelta di orientarsi verso la produzione di energia idroelettrica, di per sé apprezzabile, presenta delle forti criticità quando va ad alterare l’assetto idrogeologico e morfologico del territorio fluviale. Sono più che mai necessarie delle linee guida ed una pianificazione energetica che escludano dinamiche speculative (questi impianti godono di contributi pubblici) affinché si realizzino centrali sostenibili che corrispondano all’effettiva necessità di energia pulita.
Nella sola Provincia di Cremona le richieste sono trentotto, di cui diciotto in fase istruttoria: vi sono però anche impianti che competono territorialmente alle province confinanti (quella di Lodi nei due casi citati di Castelnuovo Bocca d’Adda e Bertonico) i cui effetti sul territorio provinciale sarebbero significativi. Alcune di queste richieste hanno incontrato l’opposizione dei cittadini: oltre a questi due casi, rimanendo nell’area Cremasca, si possono citare quelli di Rivolta d’Adda e della Palata Menasciutto.
A Rivolta d’Adda sono stati presentati due progetti. Il primo interessava la sponda sinistra ed è stato definitivamente archiviato per motivi di sicurezza idraulica e di mancato inserimento ambientale. Il secondo interessa la sponda destra: in questo caso non vi è stata contrarietà della Giunta Comunale ma della sola opposizione consiliare, che lamenta i rischi evidenziati da precedenti esondazioni avvenute in zona (2002) e dalla presenza, in prossimità della briglia in progetto, di un ponte che, secondo alcuni tecnici, potrebbe risentire negativamente della realizzazione dell’impianto. Quest’ultima centrale è in attesa dell’autorizzazione regionale.
L’impianto di Palata Menasciutto interessa ben quattro Comuni situati sulle rive del Serio: Casale Cremasco, Pianengo, Sergnano e Ricengo. Tra i promotori della centrale, che verrebbe realizzata lungo il corso del fiume Serio, vi è proprio il Parco del Serio. Il Comitato Salviamo il Menasciutto ha evidenziato come diverse norme del regolamento del Parco stesso verrebbero aggirate, ad esempio il divieto di realizzare attività produttive, di ampliare la viabilità esistente, di procedere con lavori impattanti, di modificare il regime delle acque, di creare luce e rumori. Ma l’aspetto più contestato è il divieto di realizzare nuove strutture: se il Parco ha evidenziato che la centralina si collocherebbe pochi metri al di fuori dei confini dell’area protetta, il Comitato ha ribattuto che strutture come l’edificio di contenimento delle turbine verrebbero realizzate lungo il corso d’acqua. La Palata Menasciutto è tutelata anche dall’istituzione di una Riserva Naturale. L’ultimo passo compiuto dal Comitato è stato il ricorso ai difensori civici provinciale e regionale, che hanno chiesto di rivedere le procedure avviate dalla Provincia di Cremona. Da parte sua il Parco ha avviato una verifica interna sulle procedure seguite. Insomma, anche in questo caso, un fronte aperto.
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Coordinamento Cremonese, Cremasco, Casalasco

giovedì 10 aprile 2014

Serata sul Consumo di suolo - Stop alla cementificazione a Rivolta d'Adda

Giovedì 17 aprile ore 21 presso il centro sociale "La chiocciola" di Rivolta d'Adda è stata organizzata una serata sul CONSUMO DI SUOLO - STOP ALLA CEMENTIFICAZIONE, con particolare riferimento agli interventi previsti nel Parco "del Cremo".

Sarà presente l'ex Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, candidato alle Elezioni Europee.

La serata è stata organizzata dal gruppo consiliare RIVOLTA DELLE IDEE.

una breve presentazione di Domenico Finiguerra

Domenico Finiguerra
42 anni, è stato sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) dal 2002 al 2012, comune aderente alla rete dei Comuni Virtuosi. Figura tra i promotori della Campagna Stop al Consumo di Territorio, del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio e dei Movimenti per la Terra, è stato anche molto attivo nella campagna referendaria per l’acqua. Per il suo impegno in difesa del suolo e dei beni comuni, ha ricevuto nel 2009 il premio Bruno Carli del Valsusa Filmfestival riservato alle nuove resistenze. Per il suo attivismo in diverse reti civiche ed ecologiste italiane, nel 2011 ha vinto il premio nazionale “Personaggio Ambiente”.

lunedì 21 ottobre 2013

Petizione per salvare il Parco del Cremo a Rivolta

Sul sito firmiamo.it è presente una petizione con lo scopo di salvare il Parco del Cremo a Rivolta d'Adda. Pubblichiamo di seguito il testo integrale.

Gli alberi guardiani di un parco assistono a molti momenti della vita delle persone. Se potessero parlare, racconterebbero di chi lì ha dato il primo bacio, di chi ha vinto partite a pallone improvvisate, o di chi ha confessato agli amici i propri segreti. Queste sono solo alcune delle cose che possono accadere in un parco.
Perciò, dispiace venire a sapere che l’area verde di via 2 Giugno (chiamata da tutti “il Cremo”) sia stata resa edificabile (nello specifico, “zona residenziale estensiva”). Ѐ un vero peccato, perché un Paese è fatto di tante cose. Non solo di strade, piazze, case, semafori, rotonde. I paesi hanno anche un’anima, che si crea con fatica, nel corso del tempo, dalle persone che vi abitano. Anima sono i vicoli pulsanti, i luoghi di ritrovo, la piazza gremita, i parchi: sono questi, in realtà, i punti nevralgici che danno a un semplice agglomerato di case la connotazione di Paese, perché è la nostra interpretazione della realtà che rende speciale ciò che ci circonda.
Costruire sul Cremo porterebbe così a cancellare una parte importante della nostra storia collettiva e individuale. In psicologia insegnano che “il tutto è più della somma delle sue parti”, che accostare degli elementi a caso non dà senso al Tutto. Così, costruire case e strade senza curarsi di mantenere l’anima e la storia del paese, è come cercare di unire dei pezzi senza incollarli.
Siamo noi, persone comuni, che diamo un senso a quello che abbiamo intorno, e dobbiamo preoccuparci che questo “perché” che noi troviamo in quello che ci circonda sia salvaguardato, a tutela dei nostri ricordi, del patrimonio naturale, della linfa vitale che scorre insieme a noi.
LA VARIANTE AL P.G.T DI RIVOLTIAMO
E’ ormai di dominio pubblico che l’amministrazione comunale stia studiando una variante al PGT. A giudicare dagli incarichi conferiti e dall’avvio del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ci saremmo aspettati chissà quali sconvolgimenti. Ed invece, ancora una volta siamo rimasti sorpresi. La dimensione delle superfici è così modesta che, probabilmente, non era nemmeno necessaria la VAS con tutto il dispiegamento di risorse annesse e connesse.
Ma veniamo alla variante vera e propria.
Si tratta, in estrema sintesi, di alcune variazioni/precisazioni alle norme tecniche di attuazione (alcune delle quali formulate in modo tale da risultare incomprensibili) ed alla destinazione urbanistica di alcuni suoli.
E adesso veniamo al piatto forte, il colpo da maestri, quello che non ti aspetti e che ti disorienta per la sua audacia. Trasformare 4 aree in fascia di rispetto alla strada provinciale n. 90 in “ambiti residenziali estensivi”. Sì, sono riusciti a trasformare il ferro in oro! Con un’alchimia inimmaginabile l’amministrazione è riuscita a far diventare edificabile pure la fascia di rispetto stradale. E qui dobbiamo riconoscere che di strada ne è stata fatta tanta in questo campo. Prima hanno cominciato con via Galilei, adesso siamo passati alle strade provinciali. Meno male che da queste parti non passa nessuna autostrada …
Stiamo parlando dei terreni in via Galvani, in via 2 Giugno, in via Bottego ed in via per Agnadello. Sono tutti terreni prospicienti la provinciale n. 90. D’accordo, essendo lotti abbastanza profondi, una piccola porzione è al di fuori della fascia di rispetto, ma stiamo parlando di vere e proprie strisce larghe 20 metri e lunghe anche 90 metri. Su questi nastri viene concentrato tutto il potere edificatorio del lotto, nel caso di via Bottego, per fare un esempio, viene concentrato un volume di oltre 5.500 mc su un’area copribile di poco superiore a mq 600!!! Ed hanno il coraggio di chiamarli ambiti residenziali estensivi.
Senza contare che appezzamenti come quello di via 2 giugno sono aree destinate a verde pubblico che, con la nuova previsione, vengono sottratti alla collettività. Per chi non lo ricordasse questo appezzamento è un giardinetto storico per chi ha vissuto la propria gioventù a Rivolta. Chi non è mai stato al “cremo” almeno per una partita a pallone con gli amici? Dopo il cinema Ariston è un altro pezzo di ricordi che viene messo in vendita per ricavare un po’ di denaro.
Quel piccolo appezzamento è ancora nella memoria di tanti rivoltani, anche solo il pensiero di vederlo sacrificato per racimolare quattro soldi per rattoppare le buche nelle strade (che tanto assillano l’ing. Carera), diciamolo, è una totale mancanza di sensibilità verso il paese. Possibile che si debba mettere all’asta tutto, anche i ricordi dei rivoltani? Considerando inoltre i tempi e l’andamento del mercato immobiliare, sarà svenduto a pochi denari, ammesso che qualcuno abbia ancora voglia di costruire, per di più in fregio al provinciale.
Alla fine è stata messa in piedi una variante enorme per cambiare destinazione ad un paio di ettari di terreno, parte avente già una destinazione urbanistica compatibile con l’edificazione, parte destinata a verde pubblico (che quindi scomparirà!!!) e parte posta in fascia di rispetto stradale.

giovedì 3 ottobre 2013

Osservazioni al PGT di Rivolta d'Adda

Il nostro coordinamento locale, insieme al circolo Legambiente Alto Cremasco, ha presentato le proprie osservazioni al Piano di Governo del Territorio del Comune di Rivolta d'Adda. Causa principale delle nostre preoccupazioni, oltre al consumo di suolo che deriverebbe dall'attuazione degli ambiti di trasformazione, è il cambiamento di destinazione di alcune aree, attualmente a verde, per le quali è prevista l'edificazione. Tra queste il Parco del Cremo, l'unica area verde del tessuto urbano di Rivolta. Di seguito pubblichiamo estratto del documento presentato.

Il fiume Adda nei pressi di Rivolta

Le prime considerazioni riguardano l’orizzonte temporale preso in esame come riferimento per la stesura del PGT. Sebbene il programma si riferisca ad “un arco temporale medio-lungo” (Estensione spazio-temporale del campo d’intervento, cap.2 della Relazione di Progetto), bisogna tenere conto che il Documento di Piano ha valenza quinquennale: superato questo lasso di tempo, tale documento è sottoposto a revisione, ed in quella sede può essere adeguato alle nuove esigenze del territorio comunale. Il quinquennio pare quindi l’arco temporale più adeguato come riferimento per le scelte del PGT riguardanti, in particolare, la definizione delle aree di trasformazione.

Al riguardo vogliamo citare le previsioni sulla popolazione insediabile nelle aree di trasformazione residenziale, le quali, per essere sufficientemente attendibili, non possono prescindere dalla valutazione dell’andamento demografico degli ultimi anni. Nel dettaglio, il Comune di Rivolta d’Adda ha conosciuto, nel decennio 2001-2011, una significativa ripresa demografica, passando da 7.012 a 7.918 abitanti (+906 abitanti, per un valore medio di circa 90 abitanti in più ogni anno). Dalla Relazione di Progetto si evince che la popolazione residente al 31.10.2008 era di 7.875 abitanti. Prendendo in considerazione il triennio 2008-2011, l’incremento è stato pari a 43 abitanti: il valore medio annuale scende quindi a +14. Alla luce di questi dati appare assolutamente sproporzionato il valore previsto dal PGT, pari a 10.171 abitanti. Anche sottraendo a tale valore gli abitanti insediabili tramite l’attuazione delle aree di trasformazione (stimati dal PGT in oltre 1.300) si raggiungerebbe infatti una popolazione di quasi 9.000 abitanti, una cifra più che ottimistica.

Pur tenendo conto che gli abitanti insediabili aggiunti dal PGT adottato sono una minima parte rispetto a quelli previsti nello strumento urbanistico vigente, la mutata situazione socio-economica dovrebbe spingere in un’altra direzione. La presenza di numerosi alloggi sfitti e invenduti, concentrata in particolar modo nelle lottizzazioni più recenti, evidenzia le difficoltà del mercato immobiliare, oltre a costituire una “riserva” di abitazioni disponibili per potenziali nuovi abitanti. A questo va aggiunto il principio, riconosciuto anche dal Consiglio di Stato (sentenza 6656/2012), che non esistono diritti edificatori acquisiti.
La zona a sud dell’abitato di Rivolta si caratterizza per un paesaggio agricolo nel complesso gradevole: il PGT vi prevede un’opportuna fascia agricola periurbana di funzione ecologica a protezione della zona residenziale. Le previsioni di urbanizzazione ed infrastrutturali sopra citate porterebbero ad un ampliamento di tale fascia, all’interno della quale vige il divieto di insediamenti zootecnici. Tale vincolo, pur correttamente specificato in normativa, risulta penalizzante nei confronti delle aziende agricole preesistenti in quanto l’attività zootecnica, parte integrante dell’economia tradizionale locale, verrebbe sacrificata a favore di previsioni di espansione urbana ch, stante la situazione attuale del mercato immobiliare, rischiano di mettere in difficoltà gli stessi proprietari dei terreni. Si chiede quindi lo stralcio, quantomeno parziale, delle aree di trasformazione a destinazione residenziale, limitandole eventualmente alle aree intercluse tra il tessuto urbano consolidato e la viabilità esistente.

Il Piano dei Servizi riconosce l’importanza del “sistema delle aree di rigenerazione spontanea e di verde paesistico” lungo la SP90, facendo però riferimento ad un loro potenziamento in sede di mitigazione ambientale. Queste aree verdi sono attualmente esistenti, e vi si dovrebbe tutt’al più incrementare la dotazione arborea o realizzare interventi a protezione delle residenze rispetto ai fenomeni di inquinamento atmosferico ed acustico. Le intenzioni reali del PGT, di fatto, vanno nella direzione opposta, diminuendo la superficie a verde e trasformandone in buona parte la destinazione in “ambito residenziale estensivo”. L’edificazione di queste aree appare alquanto difficoltosa a causa della presenza della fascia di rispetto inedificabile della SP90: se si tiene conto poi del limite di altezza correttamente previsto dalle Norme Tecniche di Attuazione, pari a tre piani fuori terra, si comprende come la cubatura realizzabile verrebbe concentrata in superfici molto ridotte e di problematica attuazione. Ulteriore fattore che sconsiglierebbe l’edificazione è la destinazione di alcune aree adiacenti, che potrebbero essere fonte di conflitto con la residenza: è il caso della piazzola ecologica (per la quale si precluderebbe la possibilità di un eventuale futuro ampliamento, qualora necessario) e di alcune aziende, potenziali sorgenti di inquinamento acustico. Risulta inaccettabile soprattutto l’eliminazione del Parco del Cremo in quanto tale area è  caratterizzata dalla presenza di alberature maestose aventi più di quarant’anni di età. Senza contare che il sito viene normalmente fruito da parte dei rivoltani, molti dei quali nutrono un legame affettivo nei suoi confronti. Si vuole impedire il ripetersi di quanto accaduto per le più recenti lottizzazioni realizzate a Rivolta, che spiccano per un’elevata concentrazione delle cubature e per la pressoché totale assenza di aree verdi, con conseguenti effetti molto negativi sulla vivibilità dei nuovi quartieri. Si chiede quindi che le aree comprese tra le vie 2 Giugno, Galvani, Colombo e la SP90 per le quali è stato variato l’azzonamento da area a verde ad ambito residenziale estensivo ritornino alla destinazione originaria, di modo che possano svolgere il ruolo di aree filtro e di mitigazione nei confronti dell’adiacente strada provinciale. Si chiede inoltre particolare attenzione al mantenimento delle alberature esistenti all’interno del tessuto urbano consolidato.

Ulteriori fattori potenziali di consumo di suolo sono le previsioni di espansione commerciale e produttiva a nord dell’abitato. Per quando riguarda l’ambito di trasformazione commerciale (estensione di poco inferiore ai 120.000 mq), questo aprirebbe le porte ad un nuovo insediamento della Grande Distribuzione. Una previsione di questo tipo non può prescindere da un’analisi di livello sovracomunale, che nel caso di Rivolta andrebbe ad investire le aree limitrofe appartenenti alle province di Milano, Bergamo e Lodi. Si ritiene che il territorio sia, da questo punto di vista, ormai saturo e si chiede, per il momento, lo stralcio parziale del comparto di trasformazione commerciale non inserito nell’accordo di programma tra Comune di Rivolta d’Adda/Provincia di Cremona/Soc. Moina srl per circa mq 50.000.

Anche l’espansione produttiva prevista (circa 160.000 mq) appare sovrabbondante, se si prendono in considerazione i numerosi capannoni realizzati negli ultimi anni e ad oggi non occupati. Analogamente all’area di trasformazione commerciale, anche la realizzazione di quella produttiva comporterebbe problemi viabilistici. La stessa Provincia di Cremona ha inoltre evidenziato sovrapposizioni tra il comparto e gli areali della Rete Ecologica Provinciale (REP). Si chiede pertanto che l’area di trasformazione a destinazione produttiva venga quantomeno ridotta, stralciando la parte settentrionale (che si sovrappone con la REP) e concentrando lo sviluppo produttivo nelle aree urbanizzate aventi la medesima destinazione, già realizzate ma dismesse o non utilizzate, garantendo tutt’al più delle aree di riserva per l’eventuale delocalizzazione di attività insediate all’interno del centro abitato ed in potenziale conflitto con la destinazione residenziale ivi prevalente.

Per quanto riguarda la Rete Ecologica, al di là delle criticità già evidenziate, si valuta positivamente il fatto che il PGT riconosca la posizione strategica del territorio comunale di Rivolta, seppure ciò avvenga fondamentalmente recependo le disposizioni sovraordinate di Regione Lombardia e della Provincia di Cremona. Appare giustificata la scelta di considerare l’area del Parco Adda Sud all’interno della Rete Ecologica Comunale (REC), includendo così aree di particolare pregio come il bosco della Cantacucca e le numerose ed estese aree boscate situate lungo il fiume Adda, valorizzando il paesaggio perifluviale ed indirizzandovi le principali azioni di tutela e valorizzazione naturalistica. Si ritiene però che la REC abdichi in parte al proprio ruolo nel momento in cui non scende nel dettaglio della scala comunale, trascurando l’ambiente prettamente urbano. Ci si riferisce in particolare allo stralcio delle indicazioni contenute nello strumento urbanistico vigente, che prevedeva la realizzazione di un corridoio verde interposto tra il centro abitato e le strade provinciali n.4 e n.90. Questo corridoio, se completato ed implementato con opportune piantumazioni di filari arborei a sud del paese (area agricola periurbana di funzione ecologica), andrebbe a costituire una vera e propria cintura verde intorno all’abitato di Rivolta, avente lo scopo di migliorare la qualità dell’aria (il problema del PM10 è particolarmente presente nel territorio comunale). In questo modo inoltre si realizzerebbe una connessione completa tra il centro abitato ed il “polmone verde” del territorio rivoltano, ovvero il Parco della Preistoria e le altre aree boscate situate lungo il corso dell’Adda. Si richiede pertanto il reinserimento delle indicazioni relative alla REC presenti nel PGT vigente ed il loro potenziamento nelle aree a sud dell’abitato.

Si richiede inoltre che vengano prese in considerazione alcune ottime proposte (osservazione n.26 prot.11668 del 30.07.2009, ripresa dal documento presentato dal Gruppo Consiliare “Rivolta delle Idee in sede di adozione di PGT e pubblicato sul sito del Comune) a suo tempo avanzate da alcuni consiglieri di minoranza (facenti parte oggi dell’Amministrazione Comunale), quali gli incentivi per la realizzazione di sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili per i nuovi insediamenti, l’inserimento di aree per l’edilizia popolare e/o convenzionata negli ambiti di trasformazione residenziale e l’inserimento nell’ambito di trasformazione produttiva di una riserva di possibilità edificatoria per attività artigianali locali.

Si chiede infine che vengano inseriti nella cartografia del PGT insediamenti ed attività aventi impatto sull’ambiente ed il territorio comunale, con indicazione di eventuali fasce di rispetto ed interventi di mitigazione previsti. Ci si riferisce in particolar modo agli impianti di telecomunicazione e radiotelevisione, alle attività soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), agli impianti a biogas e biomasse ed ai campi fotovoltaici a terra in aree agricole. A tal proposito si richiama la linea di indirizzo approvata dal Consiglio Comunale in materia di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in aree agricole. Nella Relazione di Progetto del PGT viene inoltre manifestata l’intenzione di realizzare sul territorio comunale un impianto di microzonizzazione molecolare. Prendendo atto che nella cartografia dello strumento urbanistico adottato non vengono fornite indicazioni chiare sulla collocazione di tale impianto, si richiedono approfondimenti: ci si chiede, in particolare, se la sua realizzazione non sia in contrasto con la linea di indirizzo sopra citata. Analogamente si chiede di riportare in cartografia le attività autorizzate alle emissioni in atmosfera ed allo smaltimento di rifiuti.