In allegato l'appello sottoscritto dal nostro coordinamento locale
Al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni
Il 7 settembre 2106 in Consiglio Regionale le forze politiche lombarde hanno votato all’unanimità una mozione che impegnava il Presidente a valutare la possibilità di una moratoria allo sfruttamento dei corsi d’acqua regionali, almeno sino a quando non saranno elaborati il bilancio idrologico regionale da parte di ARPA e il Programma di tutela e uso delle acque.
La richiesta di una moratoria prende le mosse dall’azione dei comitati ambientalisti lombardi, che da anni denunciano lo sfruttamento indiscriminato dei corsi d’acqua a danno dell’ambiente, causa di maggiore inquinamento e maggiore rischio idrogeologico per i territori.
La mozione approvata in Regione Lombardia ripercorre l’approccio cautelativo recentemente adottato in Val d’Aosta e auspicato dalla Comunità Europea, al fine del raggiungimento degli obbiettivi di qualità dei corsi d’acqua meglio definiti con la Direttiva Acque.
L’esito del prossimo Referendum Costituzionale condizionerebbe in modo determinante l’efficacia e la applicazione del recente unanime impegno politico di Regione Lombardia: è infatti noto come, nel caso di vittoria del SI, le competenze in tema di rilascio di nuove derivazioni idroelettriche, giusta modifica dell’art. 117 della carta costituzionale, diventerebbero di esclusiva competenza dello Stato. Automaticamente la mozione regionale decadrebbe e la possibilità di adottare una moratoria a livello regionale sarebbe preclusa per difetto di competenza in materia di Regione Lombardia.
I sottoscritti Comitati e associazioni ambientaliste, auspicando che venga portato a compimento l'obiettivo della mozione approvata da Regione Lombardia, invitano il Presidente e la Giunta Regionale a tradurre in atti concreti i contenuti della mozione nr. 672 del 01 agosto 2016, approvando una specifica moratoria prima del prossimo 4 dicembre 2016, data del Referendum Costituzionale. La moratoria dovrebbe essere adottata anche in riferimento alle numerose richieste in corso di istruttoria.
Milano, 17 ottobre 2016
I comitati e associazioni ambientaliste lombarde
(La presente sarà aggiornata con le adesioni che perverranno successivamente alla trasmissione. Di questo documento ed integrazioni, sarà data adeguata visibilità su canali media/web/social a cura delle associazioni e comitati aderenti)
Movimento L’acqua è TUA – Presidente Nicola Faifer
Acquavaltellina – Luca Vitali
WWF Italia per la Lombardia – Avv. Paola Brambilla
Coordinamento acqua pubblica provincia di Sondrio – Martina Simonini
Associazione Pesca Sportiva Malonno – Mirco Bona
Fly Angling Club Mosca Club d'Italia - Milano - Roberto Pecorelli
Comitato “Salviamo i nostri torrenti” di Premana – Fabrizio Fazzini
Circolo Legambiente Val Cavallina Val Calepio - Pres. Armando Caldara
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori Coord. Cremonese, Cremasco, Casalasco – Valerio Gamba
Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - sede ad Alzate Brianza (CO) - Roberto Fumagalli
Comitato Centraline di Valle Camonica con i seguenti gruppi aderenti – Sandro Leali
o Italia Nostra Sezione di Valle Camonica
o Legambiente Circolo di Valle Camonica
o Associazione Amici Del Lago Moro
o Associazione Produttori Agricoli di Valle Camonica (APAV)
o Associazione Culturale Graffiti Associazione Valcamonicabio
o Auser Insieme Università della Libertà
o Comitato Camuno Acqua Pubblica
o Condotta Slow Food di Valle Camonica
o Gruppo Italiano Amici Della Natura
o Commissione Intersezionale CAI-TAM Valle Camonica e Sebino
o Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni CAI di Valle Camonica e Sebino
o Osservatorio Territoriale Darfense
o Osservatorio Territoriale Edolese
o GASV Gruppo di Acquisti Solidali di Valle Camonica
o GAS di Edolo
o APS Braone
o APS Angolo Terme
o APSD Borno
o APS Lozio Mosca Club Vallecamonica
o Carpfishing Italia
o Pescatori Hobby Sport Piancogno
o Gruppo Pesca Losine
o Gruppo Pesca Bienno
o Gruppo Pesca Ceto
o Gruppo Pesca Esine
o APS Malonno
o APS Prestine
Associazione "cuccia onlus" di tutela ambientale Bollate MI - Maria Antonietta Bolognese
Associazione WWF Lecco - Lello Bonelli
Meetup amici di Beppe Grillo di Vallecamonica / Alto Sebino - Referente Stefano Mascalchi
"Club Pesca a Mosca Vallecamonica" - Referente Nodari Mauro
“Asd Pescatori Valle di Scalve” – Bettineschi Luca
Amici del torrente Grigna " - Leonida MAgnolini
APD La Fario ZPS Toscolano Maderno – Presidente Gianpietro Offer
Cue de Rat Berghem - Presidente Marco Corni
Sezione Cacciatori Braone - Referente Gelmini Danilo
Comitato "Rogna Nostra" di Poggiridenti (SO)- Portavoce Luca Gugiatti
Associazione Pesca Sportiva Livigno - Presidente Negri Bruno
Consiglio regionale Lombardia di Italia Nostra – Presidente arch. Rossana Bettinelli
Sezione di Brescia di Italia Nostra – Presidente arch. Rossana Bettinelli
Sezione di Milano di Italia Nostra
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venerdì 21 ottobre 2016
lunedì 9 marzo 2015
L'appello a tutela dei corsi d'acqua su Teletutto
Vi proponiamo il video del servizio realizzato dall'emittente locale bresciana Teletutto che si occupa dell'appello a tutela dei corsi d'acqua da noi sottoscritto qualche settimana fa e sottoposto nei giorni scorsi all'attenzione di Regione Lombardia.
venerdì 6 marzo 2015
L'appello per la tutela dei corsi d'acqua inoltrato a Regione Lombardia
E' stato inoltrato alla
Regione Lombardia il documento denominato "APPELLO REGIONALE PER
LA TUTELA DEI CORSI D'ACQUA", sottoscritto dal nostro coordinamento locale poche settimane fa. Alleghiamo la mail che ha accompagnato la presentazione del documento.
APPELLO
REGIONALE
PER LA TUTELA DEI CORSI D'ACQUA
Sig. Consiglieri Regionali, buon giorno
Mi chiamo Prandini Claudio, sono il presidente degli
“Amici Pescatori Sportivi Braone”
Scusate se rubo del tempo a Voi prezioso, ma mi preme
di porre alla Vostra attenzione una questione che riteniamo di
primaria importanza, pertanto, cercherò di essere sintetico ma
al contempo il più esaustivo possibile.
Con la presente, è Nostra premura chiedere ai
destinatari di porre un freno allo scempio ambientale causato
da taluni detentori di concessioni Idroelettriche, i quali ,
in nome della produzione di energia elettrica e del profitto
economico, perpetrano da troppo tempo, danni inverecondi ai
corsi d'acqua, troppo spesso ridotti a rigagnoli putrescenti o
addirittura a distese di sassi in secca.
Noi dell' A.P.S. Braone e i firmatari del documento
che vi andiamo a proporre in allegato, ci teniamo a chiarire
un concetto; non siamo contro la produzione di energia
idroelettrica e nemmeno alle centraline idroelettriche in
quanto tali, siamo piuttosto contro la devastazione
ambientale derivante dall'abuso dell'utilizzo della risorsa
idrica.
Utilizzare la forza motrice dell'acqua è certamente
una possibilità per produrre energia elettrica in modo pulito,
ecologico e sostenibile, ma ci chiediamo e vi chiediamo come
può essere ecologico, pulito e sostenibile un impianto che
lascia parte o la totalità dei corsi d'acqua sottesi in secca,
ovvero è altamente impattante sull'ambiente.
Siamo fermamente convinti che è possibile un uso
della risorsa idrica senza che ve ne sia anche un abuso, che
sia possibile, auspicabile e dovuto, un giusto compromesso fra
utilizzo delle risorse naturali e il rispetto ambientale.
A tal proposito mi piace ricordare un concetto,
citando una frase dello scrittore G. Moro :
I
beni comuni sono facili da usare ma difficili da
ricostruire.
Siamo convinti che il rispetto ambientale passi non
solo attraverso le Istituzioni e chi le rappresenta, ma anche
attraverso il senso civico, la responsabilità e la
partecipazione dei cittadini, ecco perché Noi stiamo cercando
di fare la Nostra parte rispettando, monitorando l'ambiente,
facendovi presente le criticità e in questo caso, anche
proponendo dei consigli, sperando che Voi li teniate in seria
considerazione e che agiate di conseguenza
Il documento allegato che vi proponiamo, segue le
logiche delle normative Italiane, dei regolamenti regionali ma
soprattutto recepisce in pieno la
che istituisce un
quadro per l'azione comunitaria in materia di acque.
Oltremodo insegue
i criteri dettati dal Consiglio di Stato, il quale si è
pronunciato in tema di paesaggio: il supremo Organo di
giustizia amministrativa italiana ha ribadito (Cons. Stato, Sez.
IV, 29 aprile 2014, n. 2222) che il paesaggio – nel
nostro Ordinamento – è bene primario e assoluto. La
tutela del paesaggio è quindi prevalente su qualsiasi
altro interesse giuridicamente rilevante, sia di
carattere pubblico che privato.
Riteniamo
pertanto inutile citare ulteriori leggi, regolamenti ed
articoli di sorta che, come ben sappiamo, Voi conoscete bene
e sarebbero in questo contesto solo uno riempire di righe
noioso, ci basta invece proporre alla Vostra attenzione,la
richiesta contenuta nel documento in questione che, non va
contro alcun articolo o punto delle leggi, vigenti, non è in
contrasto con alcuna normativa ma ne permette piuttosto il
raggiungimento degli scopi previsti dalla Direttiva Europea
2000/60, anzi sosteniamo che sia indispensabile allo scopo.
Come
potrete
vedere, l'appello che vi proponiamo in allegato, è
sottoscritto da numerose associazioni, gruppi, comitati
(quasi 200 sottoscrittori), derivanti dalla Regione
Lombardia e non solo, (la sottoscrizione è ancora aperta e
verrà aggiornata periodicamente sul blog dell' A.P.S.
Braone) il successo è dovuto alla sua semplicità,
chiarezza e sopratutto alla consapevolezza dei firmatari
che la questione del rispetto Ambientale è fondamentale
per la continuazione della vita, anche e sopratutto quella
Umana e non ha confini geografici.
Mi piace in
chiusura riproporre le parole del S. Padre Papa Francesco,
espresse il 07/02/2015 in occasione del discorso all'EXPO:
...” Siamo i Custodi della
Terra e dell'Ambiente, non i padroni, Custodire la
sorella Terra, la Madre Terra affinché non risponda con
la distruzione. Dinanzi ai beni comuni noi siamo
chiamati a non perdere mai di vista né l'origine né la
finalità di tali beni, in modo da realizzare un mondo
equo e solidale....”
Speranzoso di una vostra seria considerazione di
quanto richiesto nel documento allegato, desideroso di
ricevere una Vostra risposta individuale in merito (risposta
che girerò a tutti i firmatari dell'appello)
Cordialmente saluto
Prandini Claudio
Presidente A.P.S, Braone
lunedì 16 febbraio 2015
Appello Regionale per la tutela dei corsi d'acqua
Pubblichiamo l'appello regionale a tutela dei corsi d'acqua propoto da Amici Pescatori Sportivi Braone, che abbiamo sottoscritto come coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori.
Ulteriori informazioni sul blog dell'A.P.S. Braone.
INTRODUZIONE
Quando
si parla di energia, si tocca sempre un tasto dolente, in quanto essa
è una necessità per l'uomo ma per ottenerla sembra si debba essere
costretti a compromettere l'ambiente in qualche modo e in qualche
forma. Esistono molti modi per produrre energia, alcuni con effetti
decisamente negativi per l'ambiente, altri che riescono a raggiungere
un buon compromesso fra produzione e rispetto ambientale. Uno fra
questi metodi è senz'altro l'idroelettrico, ovvero sfruttare la
forza motrice dell'acqua per muovere turbine in grado di generare
energia elettrica. Apparentemente questo risulterebbe un metodo
ottimale, in quanto non rilascia sostanze dannose all’ambiente, se
però non prevalesse la mentalità del profitto, il mero interesse
economico. Questa ultima logica ha trasformato nel tempo, quella che
potenzialmente era una fonte di energia ecologica in una fonte di
devastazione territoriale, prosciugando l'alveo dei torrenti e
compromettendo in modo permanente l'ambiente naturale. Le normative
vigenti, che apparentemente sembrerebbero molto restrittive e
dettagliate, in pratica permettono a chiunque di prelevare acqua per
deviarla in turbine ubicate spesso lontano dalla zona di prelievo e
di poterne sfruttare la forza di caduta. Il risultato è evidente e
sotto gli occhi di tutti: torrenti in secca perenne o ridotti a
rivoli stagnanti, invece che fonte di vita, con fauna ittica e flora
variegata, con acqua limpida e potabile. È ancora sopportabile tutto
questo?
LEGISLAZIONE
Eppure
la legislazione vigente sembrerebbe impedirlo: sia normative Europee
, sia quelle Italiane sia quelle regionali come ad esempio il
Regolamento
Regionale 28 marzo 2006 , Primo Supplemento Ordinario al N° 13, alla
lettera “p” dell' all’ articolo. 2 definisce testualmente;
“deflusso
minimo vitale (DMV): deflusso che, in un corso d’acqua naturale,
deve essere presente a valle delle captazioni idriche al fine di
mantenere vitali le condizioni di funzionalità e di qualità degli
ecosistemi interessati;
Potremmo
continuare con decine di leggi ed articoli , districandoci nei
meandri contorti della legislazione vigente e dovremmo prender atto
che le intenzioni sono sulla carta, decisamente a favore
dell'ambiente e definiscono senza ombra di dubbio che il DMV
rappresenta il minimo valore della portata da lasciare sempre
defluire nell’alveo a valle delle opere di presa per garantire la
continuità idraulica del corso d’acqua e quindi la tutela delle
caratteristiche chimico-fisiche delle acque, nonché la conservazione
e il benessere delle specie naturali caratteristiche dell’ecosistema
acquatico. E’ indubbiamente una questione di interesse pubblico che
sia garantito il rispetto della normativa del DMV per assicurare la
salvaguardia ambientale dei corsi d’acqua. Di fatto però le
intenzioni vengono travisate con articoli e paragrafi, messi lì
apposta per essere interpretati, per essere manipolati a piacimento e
in nome del profitto. Ecco perché una moltitudine di associazioni
non solo ambientaliste chiedono che venga rispettato il nostro
bisogno primario; l'Acqua e l'ambiente, realtà irrinunciabili e non
barattabili con alcuna forma di monetizzazione.
CONSIDERAZIONI
L'
A.P.S. Braone ricordando
l'esistenza dell'art 38
del
predetto Regolamento Regionale regionale che dice; “.
La concessione può essere oggetto di revoca anche parziale da parte
dell’autorità concedente, in qualunque momento, qualora venga
accertata la sopravvenuta incompatibilità della concessione con gli
obiettivi di qualità e di valorizzazione del corpo idrico
interessato.
2 La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale.”.
2 La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale.”.
Considerando
che, nonostante le sistematiche criticità idriche locali, non ci risulta che le autorità
concedenti abbiano mai revocato concessioni di sorta nonostante il
conclamato non sussistere delle condizioni minime di qualità e
valorizzazione di nostri corsi d'Acqua.
CHIEDE
Visto
quanto sopra illustrato, si chiede una piccola ma sostanziale
modifica del precedentemente citato articolo 38, ovvero prevedere
l'obbligo della revoca della concessione (e
non più una mera possibilità che non si attua mai) laddove venga
accertata la carenza delle condizioni previste dalla definizione di
DMV della stessa legge sostituendo semplicemente una sola parola,
ovvero che l'articolo venga cambiato come segue;
“.
La
concessione deve
essere
oggetto di revoca anche parziale da parte dell’autorità
concedente,
in qualunque momento, qualora venga accertata la sopravvenuta
incompatibilità della concessione con gli obiettivi di qualità e di
valorizzazione del corpo idrico interessato.
2 La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva
la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale.”.
Piccolo
ma sostanziale cambiamento. Si precisa che gli scriventi , non sono
contro l'utilizzo della risorsa idrica ad uso idroelettrico, chiedono
semplicemente di trovare un compromesso che non alteri l'ecosistema.
Non possono reggere le giustificazioni finanziarie e occupazionali di
fronte agli scempi perpetrati dalla mano dell'uomo sul territorio .. Le associazioni tutte, vogliono essere
chiare: non sono contro l'utilizzo della risorsa idrica ad uso
idroelettrico, chiedono semplicemente che si trovi un equilibrio che
non comprometta il territorio. Non sono accettabili le sole
giustificazioni di carattere economico e occupazionali. L'ambiente ci
ha dato tanto in passato, prosegue a farlo nel presente e vogliamo
che continui a farlo ancora nel futuro ... e lo fa senza chiederci
niente in cambio se non il rispetto.
Non
ci stancheremo mai di ripetere che: L’ACQUA E’ VITA!
"Dio perdona sempre, l'uomo a volte, la natura MAI" (Papa Francesco 20/11/2014)
"Dio perdona sempre, l'uomo a volte, la natura MAI" (Papa Francesco 20/11/2014)
Il
Presidente A.P.S. Braone
Prandini
Claudio
http://aps-braone.blogspot.it/
per sottoscrivere il documento contattare l' A.P.S. Braone
martedì 9 settembre 2014
Nel Cremasco un idroelettrico non sempre sostenibile
L’ansa che l’Adda forma nei
pressi di Gombito, piccolo paese rivierasco della Provincia di Cremona,
costituisce un ambiente singolare: il tratto di fiume interessato è lungo circa
4,5 chilometri ed il lembo di terra sotteso, nella sua parte più stretta,
misura solamente 200 metri. Proprio in questo tratto di fiume Edison SpA
intende realizzare una centrale idroelettrica, prevedendo un “taglio di
meandro” che ridurrebbe di circa il 70% il flusso d’acqua nei 4,5 chilometri
compresi tra captazione e rilascio. Verrebbe garantito, in sostanza, il solo
Deflusso Minimo Vitale (DMV). Attraverso la creazione di uno sbarramento le
acque verrebbero convogliate in un canale di presa che le rilascerebbe a valle
dell’ansa fluviale, ad una quota inferiore di circa tre metri.
Alcune delle problematiche
connesse alla realizzazione dell’opera sono analoghe a quelle che si
prospettano per la centrale progettata una trentina di chilometri più a valle,
tra i comuni di Crotta d’Adda e Castelnuovo Bocca d’Adda (rispettivamente in
provincia di Cremona e Lodi), di cui ci siamo già occupati come coordinamento
locale del Forum Nazionale Salviamo il
Paesaggio, Difendiamo i Territori. Stiamo parlando del rallentamento della
corrente dovuto allo sbarramento (con modifiche dell’habitat della fauna ittica
e della flora), dell’innalzamento della falda nei terreni a monte di
quest’ultimo (con conseguenze sull’attività agricola, settore fondamentale dell’economia
locale) e dell’aumento del livello del fiume nel tratto che precede lo
sbarramento, pari a circa 1,80 metri. Riguardo a quest’ultimo aspetto occorre
evidenziare come i corsi d’acqua interessati siano due: oltre all’Adda (per un
tratto di circa 5 km), anche il fiume Serio (per un tratto di circa 4 km), che
sfocia nel primo a meno di due chilometri di distanza dal sito dove si intende
realizzare la traversa.
Quella del taglio di meandro
è una dinamica caratteristica degli ambienti fluviali che si compie
naturalmente nel corso dei secoli: ricrearla artificialmente tramite la
realizzazione di un canale significa modificare l’assetto del territorio
rischiando di far diventare i 4,5 chilometri dell’Adda interessati poco più di
una grossa lanca (i rami fluviali abbandonati dal corso d’acqua principali,
caratterizzati di acque pressoché stagnanti). In questo tratto si può
ipotizzare un conflitto tra l’approvvigionamento idrico per fini di produzione
energetica ed agricola, in considerazione del contestuale ricorso di
quest’ultima a colture che necessitano di grosse quantità d’acqua (è il caso
del mais, ampiamente diffuso in zona). Inoltre nei pressi di Gombito confluisce
nell’Adda un tratto del Serio Morto: il drastico calo della portata del fiume
porterebbe ad un aumento della concentrazione degli inquinanti tra il centro
abitato ed il punto di rilascio dell’acqua. Bisogna evidenziare infine che a
Gombito è stato realizzato un attracco fluviale che ha usufruito dell’erogazione
di fondi pubblici: la navigazione all’interno dell’ansa verrebbe preclusa dalla
realizzazione dell’impianto (Edison ha proposto di spostare l’attracco a
proprie spese).
I Comuni di Bertonico (in
Provincia di Lodi, nel cui territorio ricade l’opera progettata), Gombito,
Montodine e Ripalta Arpina (in provincia di Cremona) hanno manifestato la
propria opposizione evidenziando, oltre agli aspetti già citati, anche il
rischio idraulico dovuto alla creazione di un invaso del quale non si conosce
il comportamento né la capacità di smaltimento della riserva idrica in caso di
piena improvvisa legata a fenomeni meteorologici di elevata intensità, sempre
più frequenti in questi ultimi anni. Sono state perciò richieste la proroga
della scadenza dei termini dell’istruttoria di procedura di Valutazione di
Impatto Ambientale (VIA) e la partecipazione alla futura conferenza dei servizi,
con coinvolgimento delle Provincie di Cremona e Lodi.
La scelta di orientarsi
verso la produzione di energia idroelettrica, di per sé apprezzabile, presenta
delle forti criticità quando va ad alterare l’assetto idrogeologico e
morfologico del territorio fluviale. Sono più che mai necessarie delle linee
guida ed una pianificazione energetica che escludano dinamiche speculative
(questi impianti godono di contributi pubblici) affinché si realizzino centrali
sostenibili che corrispondano all’effettiva necessità di energia pulita.
Nella sola Provincia di
Cremona le richieste sono trentotto, di cui diciotto in fase istruttoria: vi
sono però anche impianti che competono territorialmente alle province
confinanti (quella di Lodi nei due casi citati di Castelnuovo Bocca d’Adda e
Bertonico) i cui effetti sul territorio provinciale sarebbero significativi.
Alcune di queste richieste hanno incontrato l’opposizione dei cittadini: oltre
a questi due casi, rimanendo nell’area Cremasca, si possono citare quelli di
Rivolta d’Adda e della Palata Menasciutto.
A Rivolta d’Adda sono stati
presentati due progetti. Il primo interessava la sponda sinistra ed è stato
definitivamente archiviato per motivi di sicurezza idraulica e di mancato
inserimento ambientale. Il secondo interessa la sponda destra: in questo caso non
vi è stata contrarietà della Giunta Comunale ma della sola opposizione
consiliare, che lamenta i rischi evidenziati da precedenti esondazioni avvenute
in zona (2002) e dalla presenza, in prossimità della briglia in progetto, di un
ponte che, secondo alcuni tecnici, potrebbe risentire negativamente della
realizzazione dell’impianto. Quest’ultima centrale è in attesa
dell’autorizzazione regionale.
L’impianto di Palata
Menasciutto interessa ben quattro Comuni situati sulle rive del Serio: Casale
Cremasco, Pianengo, Sergnano e Ricengo. Tra i promotori della centrale, che
verrebbe realizzata lungo il corso del fiume Serio, vi è proprio il Parco del
Serio. Il Comitato Salviamo il
Menasciutto ha evidenziato come diverse norme del regolamento del Parco
stesso verrebbero aggirate, ad esempio il divieto di realizzare attività
produttive, di ampliare la viabilità esistente, di procedere con lavori
impattanti, di modificare il regime delle acque, di creare luce e rumori. Ma
l’aspetto più contestato è il divieto di realizzare nuove strutture: se il
Parco ha evidenziato che la centralina si collocherebbe pochi metri al di fuori
dei confini dell’area protetta, il Comitato ha ribattuto che strutture come
l’edificio di contenimento delle turbine verrebbero realizzate lungo il corso
d’acqua. La Palata Menasciutto è tutelata anche dall’istituzione di una Riserva
Naturale. L’ultimo passo compiuto dal Comitato è stato il ricorso ai difensori
civici provinciale e regionale, che hanno chiesto di rivedere le procedure
avviate dalla Provincia di Cremona. Da parte sua il Parco ha avviato una
verifica interna sulle procedure seguite. Insomma, anche in questo caso, un
fronte aperto.
Salviamo
il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Coordinamento
Cremonese, Cremasco, Casalasco
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Sergnano
domenica 22 giugno 2014
Centrale idroelettrica Palata Menasciutto: assemblea pubblica
VOGLIONO COSTRUIRE UNA CENTRALE
IDROELETTRICA NELLA RISERVA NATURALE PALATA MENASCIUTTO IN TOTALE
DISPREGIO DELLA NORMATIVA VIGENTE!
Lunedì 23 Giugno alle ore 21, presso
il centro diurno di Pianengo, in via Roma, 57, si terrà un’assemblea
pubblica per informare la popolazione a riguardo di questo incredibile
progetto contrario a tutte le norme di tutela ambientale presenti in
questa riserva. Entro breve,
tutte le procedure autorizzative verranno approvate e la ditta
proponente dovrà aprire il cantiere, altrimenti rischierà di perdere i
contributi previsti per le rinnovabili (che pagano i cittadini!).
Fermare questo progetto è possibile, specialmente se i nostri sindaci si
opporranno, visto che i PGT dei comuni riconoscono validi i regolamenti
di tutela ambientali della riserva, divieti dettati dalla delibera
istitutiva (DCR. 28 luglio 1988 n. IV/1178), riconfermati dal Piano
della riserva approvato con DGR. 23 gennaio 1998 n. 6/34326, punti 1, 2,
3, 8, 21, 24 e 25!
Interverranno:
Maria Grazia Bonfante (Movimento Salviamo il Paesaggio)
Massimo Cerani, (Ingegnere esperto di fonti rinnovabili)
Franco Zavagno (Biologo, divulgatore scientifico e consulente ambientale).
Un’opera, questa, molto costosa e contraria ai regolamenti della
Riserva Menasciutto, che degraderà un luogo caro a molte persone che
vivono qui.Non siamo contrari
all’idroelettrico, ma alla realizzazione indiscriminata di centrali
all’interno di Riserve Naturali con forti vincoli di tutela ambientale
com’è la Palata Menasciutto!
Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: Salviamo il Paesaggio cremonese, cremasco e casalasco
mercoledì 4 giugno 2014
Salviamo il Menasciutto: assemblea pubblica
Mercoledì
4 giugno alle ore 21, presso la sala comunale di Ricengo, in via Roma,
8, si terrà un’assemblea pubblica per informare la popolazione a
riguardo di questo incredibile progetto contrario a tutte le norme di
tutela ambientale presenti in questa riserva.
Entro breve, tutte le procedure
autorizzative verranno approvate e la ditta proponente dovrà aprire il
cantiere, altrimenti rischierà di perdere i contributi previsti per le
rinnovabili (che pagano i cittadini!). Fermare questo
progetto è possibile, specialmente se i nostri sindaci si opporranno,
visto che i PGT dei comuni riconoscono validi i regolamenti di tutela
ambientali della riserva, divieti dettati dalla delibera istitutiva
(DCR. 28 luglio 1988 n. IV/1178), riconfermati dal Piano della riserva
approvato con DGR. 23 gennaio 1998 n. 6/34326, punti 1, 2, 3, 8, 21, 24 e
25!
Interverranno Maria Grazia Bonfante del Movimento Salviamo il Paesaggio, l’ingegner Massimo Cerani, esperto fonti rinnovabili e il biologo Franco Zavagno, divulgatore scientifico e consulente ambientale.
Un’opera, questa, molto costosa e contraria ai regolamenti della Riserva Menasciutto, che degraderà un luogo caro a molte persone che vivono qui. Non siamo contrari all’idroelettrico, ma alla realizzazione indiscriminata di centrali all’interno di Riserve Naturali con forti vincoli di tutela ambientale com’è la Palata Menasciutto!
Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: Salviamo il Paesaggio cremonese, cremasco e casalasco
E-Mail: menasciutto.ambiente@gmail.com
Interverranno Maria Grazia Bonfante del Movimento Salviamo il Paesaggio, l’ingegner Massimo Cerani, esperto fonti rinnovabili e il biologo Franco Zavagno, divulgatore scientifico e consulente ambientale.
Un’opera, questa, molto costosa e contraria ai regolamenti della Riserva Menasciutto, che degraderà un luogo caro a molte persone che vivono qui. Non siamo contrari all’idroelettrico, ma alla realizzazione indiscriminata di centrali all’interno di Riserve Naturali con forti vincoli di tutela ambientale com’è la Palata Menasciutto!
Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: Salviamo il Paesaggio cremonese, cremasco e casalasco
E-Mail: menasciutto.ambiente@gmail.com
lunedì 11 marzo 2013
La centrale idroelettrica alla confluenza dell'Adda nel Po: preoccupazione per l'impatto sul territorio
Un
innalzamento del livello del fiume Adda fino a 3 metri, la formazione di una
sorta di “bacino” artificiale con un volume di 3 milioni di metri cubi e un
“rigurgito” delle acque che interesserebbe il corso d’acqua per un tratto lungo
14 km. Questi sono i dati ricavati dal progetto preliminare per la
realizzazione di una centrale idroelettrica in comune di Castelnuovo Bocca
d'Adda (LO).
![]() |
| La confluenza dell'Adda nel Po, poche centinaia di metri a valle della centrale che si intende realizzare |
In
qualità di coordinamento Cremonese, Cremasco e Casalasco del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i
Territori sono state presentate alcune osservazioni riguardo alla richiesta
di concessione di derivazione di acqua pubblica ad uso idroelettrico presentata
dalla società VIS Srl. In primo luogo troviamo inaccettabile che i comuni di
cremonesi di Crotta d’Adda e Pizzighettone siano venuti a conoscenza del
progetto solamente nel settembre 2012, nonostante questo sia stato presentato all’inizio del 2010. Ci chiediamo come sia
possibile che la Provincia di Lodi non abbia ritenuto necessario convocare in
Conferenza dei Servizi questi comuni, essendo evidente che le conseguenze della
realizzazione del progetto avrebbero pesanti ripercussioni anche sulla sponda sinistra
dell'Adda (la richiesta di intervento nel procedimento è stata inoltrata dal
Comune di Crotta d’Adda per propria iniziativa in data 16 gennaio 2013). Al
tempo stesso dobbiamo rimarcare il mancato coinvolgimento dei comuni cremonesi
interessati anche da parte della stessa Provincia di Cremona.
La
preoccupazione è data dal fatto che non
ci si limiterebbe semplicemente a sfruttare il dislivello esistente, come
avvenuto per impianti simili realizzati di recente nel territorio cremonese: al
salto attuale, di altezza massima pari a 2,5 metri, si aggiungerebbe quello
creato dalla struttura mobile, di altezza pari a 3 metri, per raggiungere un
altezza massima di 5,50 metri. L’impatto sul territorio in questo modo si fa
molto più pesante. Un'istanza di derivazione d'acqua pubblica che avrebbe
conseguenze di tale rilevanza non può prescindere dalle reali esigenze della
collettività e non deve assecondare logiche dal puro carattere speculativo. Il
progetto deve essere valutato in un'ottica globale, tenendo conto degli
sbarramenti esistenti a monte, lungo il corso dell'Adda (Pizzighettone) e del
Po (Isola Serafini), andando ad analizzare il fenomeno di riflusso a monte
dello sbarramento di progetto e quello di risalita delle acque del Po nell'Adda
in occasione degli eventi di piena.
Coldiretti
Cremona ha già manifestato la propria preoccupazione per le aziende agricole
che si trovano nelle vicinanze dell’impianto, per i quali la soggiacenza della
falda è prossima al piano campagna. Il prevedibile innalzamento della falda
avrebbe ripercussioni gravi per l’economia di questo territorio, la cui
vocazione è prettamente agricola (in particolare sono presenti nella zona
diversi allevamenti di bovini da latte).
Il
Comune di Crotta d’Adda ha commissionato uno studio sull’impatto dell’opera da
un punto di vista idraulico. Tra gli elementi da chiarire c’è sicuramente
l’effetto dell’innalzamento del livello del fiume sui colatori che vi scaricano
le proprie acque: è necessario che venga garantita la possibilità di
deflusso per evitare il rischio di allagamenti. Occorre prendere in
considerazione non solo il nuovo livello del fiume in condizioni normali, ma
anche quello relativo agli eventi di piena, che verosimilmente si innalzerà
andando a mettere in condizioni di rischio porzioni di territorio che fino a
questo momento ne sono state esenti. In particolare segnaliamo la delicata
posizione del depuratore di Crotta d'Adda, distante meno di 200 metri dal corso
del fiume, per il quale potrebbero rendersi necessarie opere di adattamento
alle nuove condizioni del corso d'acqua.
Anche
l’impatto dell’opera da un punto di vista paesaggistico e naturalistico sarebbe
elevato, in quanto un innalzamento significativo del livello del fiume andrebbe
a modificare le condizioni in cui si vengono a trovare le formazioni
vegetazionali ripariali: boschi e filari situati lungo il corso dei principali
corsi d’acqua sono elementi fondamentali delle reti ecologiche regionali e
provinciali. Questo tratto del fiume Adda è peraltro interessato su entrambe le
sponde dal tracciato della ciclovia Vento, progetto del Politecnico di Milano
che si propone di rilanciare l'economia locale in un'ottica di turismo legato
alla mobilità sostenibile. Nel tratto immediatamente a valle della foce
dell’Adda si intende ampliare il perimetro del Parco Locale di Interesse
Sovracomunale (PLIS) del Po e del Morbasco. Nella stessa area si trovano il
Sito di Interesse Comunitario (SIC) e la Zona di Protezione Speciale (ZPS)
degli Spiaggioni di Spinadesco, classificati come siti della Rete Natura 2000.
Se per essi è già stata effettuata la
Valutazione di Incidenza, tale procedura non ha interessato il SIC “Adda Morta
di Pizzighettone”, che si trova lungo il tratto di fiume interessato dal "rigurgito" e che coincide con alcune aree definite "riserva naturali" dal Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) del Parco Regionale Adda Sud. Lo stesso Parco Adda Sud ha sottolineato la
propria preoccupazione riguardo al progetto, richiamando la necessità di una
verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di uno
studio sui livelli delle falde acquifere, sull’influenza dell’opera in caso di
piene improvvise e sulla stabilità delle sponde, in particolar modo in
prossimità del centro abitato di Crotta d’Adda, che si sviluppa a ridosso
della scarpata morfologica dell’Adda proprio laddove questa va a coincidere con
il corso fluviale. Segnaliamo che il ciglio superiore di questo tratto di
scarpata è stato recentemente oggetto di lavori di consolidamento.
Un
ulteriore aspetto che vorremmo sottolineare è quello relativo alla fauna
locale, che vedrebbe mutare significativamente il proprio habitat. La
scomparsa di ampie porzioni di vegetazione perifluviale, che costituiscono i
corridoi ecologici fondamentali per garantirne sussistenza e mobilità, avrebbe
ripercussioni significative per la fauna terrestre, mentre quella ittica si
troverebbe a dover far fronte alle conseguenze del rallentamento della corrente
dovuto allo sbarramento per tutto il tratto interessato dal “rigurgito”,
vale a dire circa 14 km. E’ prevedibile in particolar modo una modifica dei
fondali del letto fluviale, che diventerebbero più limacciosi per effetto del maggiore deposito dei materiali trasportati dalle
acque. Anche il tratto del corso d’acqua a valle dello sbarramento subirebbe
ripercussioni negative nel caso non fosse garantito il rilascio del deflusso
minimo vitale, con particolare riferimento ai periodi di magra. In prossimità
dello sbarramento, invece, la fauna ittica verrebbe convogliata verso un passaggio
di dimensioni ridotte, nel quale si renderebbe necessario ricreare condizioni
adeguate per garantirne la mobilità.
Le
previste opere di mitigazione ambientale sono situate nei pressi dell'impianto
idroelettrico, lungo la sponda destra dell'Adda. La compensazione del danno
sarebbe parziale: la compromissione della
vegetazione perifluviale situata lungo il corso dell'Adda sarebbe
irreparabile, in quanto verrebbe meno la funzione di corridoio ecologico.
Dobbiamo inoltre evidenziare che nessuna opera di mitigazione è stata prevista
lungo la sponda sinistra, relegando anche in questo caso il territorio
cremonese in un ruolo passivo nei confronti di un'opera che pure avrebbe
ripercussioni molto pesanti.
![]() |
| L'abitato di Crotta d'Adda, situato lungo il tratto del fiume interessato del "rigurgito" |
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