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venerdì 21 ottobre 2016

Moratoria sullo sfruttamento dei corsi d'acqua regionali

 In allegato l'appello sottoscritto dal nostro coordinamento locale


Al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni

Il 7 settembre 2106 in Consiglio Regionale le forze politiche lombarde hanno votato all’unanimità una mozione che impegnava il Presidente a valutare la possibilità di una moratoria allo sfruttamento dei corsi d’acqua regionali, almeno sino a quando non saranno elaborati il bilancio idrologico regionale da parte di ARPA e il Programma di tutela e uso delle acque.
La richiesta di una moratoria prende le mosse dall’azione dei comitati ambientalisti lombardi, che da anni denunciano lo sfruttamento indiscriminato dei corsi d’acqua a danno dell’ambiente, causa di maggiore inquinamento e maggiore rischio idrogeologico per i territori.
La mozione approvata in Regione Lombardia ripercorre l’approccio cautelativo recentemente adottato in Val d’Aosta e auspicato dalla Comunità Europea, al fine del raggiungimento degli obbiettivi di qualità dei corsi d’acqua meglio definiti con la Direttiva Acque.
L’esito del prossimo Referendum Costituzionale condizionerebbe in modo determinante l’efficacia e la applicazione del recente unanime impegno politico di Regione Lombardia: è infatti noto come, nel caso di vittoria del SI, le competenze in tema di rilascio di nuove derivazioni idroelettriche, giusta modifica dell’art. 117 della carta costituzionale, diventerebbero di esclusiva competenza dello Stato. Automaticamente la mozione regionale decadrebbe e la possibilità di adottare una moratoria a livello regionale sarebbe preclusa per difetto di competenza in materia di Regione Lombardia.
I sottoscritti Comitati e associazioni ambientaliste, auspicando che venga portato a compimento l'obiettivo della mozione approvata da Regione Lombardia, invitano il Presidente e la Giunta Regionale a tradurre in atti concreti i contenuti della mozione nr. 672 del 01 agosto 2016, approvando una specifica moratoria prima del prossimo 4 dicembre 2016, data del Referendum Costituzionale. La moratoria dovrebbe essere adottata anche in riferimento alle numerose richieste in corso di istruttoria.
Milano, 17 ottobre 2016
I comitati e associazioni ambientaliste lombarde
(La presente sarà aggiornata con le adesioni che perverranno successivamente alla trasmissione. Di questo documento ed integrazioni, sarà data adeguata visibilità su canali media/web/social a cura delle associazioni e comitati aderenti)
 Movimento L’acqua è TUA – Presidente Nicola Faifer
 Acquavaltellina – Luca Vitali
 WWF Italia per la Lombardia – Avv. Paola Brambilla
 Coordinamento acqua pubblica provincia di Sondrio – Martina Simonini
 Associazione Pesca Sportiva Malonno – Mirco Bona
 Fly Angling Club Mosca Club d'Italia - Milano - Roberto Pecorelli
 Comitato “Salviamo i nostri torrenti” di Premana – Fabrizio Fazzini
 Circolo Legambiente Val Cavallina Val Calepio - Pres. Armando Caldara
 Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori Coord. Cremonese, Cremasco, Casalasco – Valerio Gamba
 Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" - sede ad Alzate Brianza (CO) - Roberto Fumagalli
 Comitato Centraline di Valle Camonica con i seguenti gruppi aderenti – Sandro Leali
o Italia Nostra Sezione di Valle Camonica
o Legambiente Circolo di Valle Camonica
o Associazione Amici Del Lago Moro
o Associazione Produttori Agricoli di Valle Camonica (APAV)
o Associazione Culturale Graffiti Associazione Valcamonicabio
o Auser Insieme Università della Libertà
o Comitato Camuno Acqua Pubblica
o Condotta Slow Food di Valle Camonica
o Gruppo Italiano Amici Della Natura
o Commissione Intersezionale CAI-TAM Valle Camonica e Sebino
o Conferenza Stabile delle Sezioni e Sottosezioni CAI di Valle Camonica e Sebino
o Osservatorio Territoriale Darfense
o Osservatorio Territoriale Edolese
o GASV Gruppo di Acquisti Solidali di Valle Camonica
o GAS di Edolo
o APS Braone
o APS Angolo Terme
o APSD Borno
o APS Lozio Mosca Club Vallecamonica
o Carpfishing Italia
o Pescatori Hobby Sport Piancogno
o Gruppo Pesca Losine
o Gruppo Pesca Bienno
o Gruppo Pesca Ceto
o Gruppo Pesca Esine
o APS Malonno
o APS Prestine
 Associazione "cuccia onlus" di tutela ambientale Bollate MI - Maria Antonietta Bolognese
 Associazione WWF Lecco - Lello Bonelli
 Meetup amici di Beppe Grillo di Vallecamonica / Alto Sebino - Referente Stefano Mascalchi
 "Club Pesca a Mosca Vallecamonica" - Referente Nodari Mauro
 “Asd Pescatori Valle di Scalve” – Bettineschi Luca
 Amici del torrente Grigna " - Leonida MAgnolini
 APD La Fario ZPS Toscolano Maderno – Presidente Gianpietro Offer
 Cue de Rat Berghem - Presidente Marco Corni
 Sezione Cacciatori Braone - Referente Gelmini Danilo
 Comitato "Rogna Nostra" di Poggiridenti (SO)- Portavoce Luca Gugiatti
 Associazione Pesca Sportiva Livigno - Presidente Negri Bruno
 Consiglio regionale Lombardia di Italia Nostra – Presidente arch. Rossana Bettinelli
 Sezione di Brescia di Italia Nostra – Presidente arch. Rossana Bettinelli
 Sezione di Milano di Italia Nostra

lunedì 9 marzo 2015

L'appello a tutela dei corsi d'acqua su Teletutto

Vi proponiamo il video del servizio realizzato dall'emittente locale bresciana Teletutto che si occupa dell'appello a tutela dei corsi d'acqua da noi sottoscritto qualche settimana fa e sottoposto nei giorni scorsi all'attenzione di Regione Lombardia.

venerdì 6 marzo 2015

L'appello per la tutela dei corsi d'acqua inoltrato a Regione Lombardia

E' stato inoltrato alla Regione Lombardia il documento denominato "APPELLO REGIONALE PER LA TUTELA DEI CORSI D'ACQUA", sottoscritto dal nostro coordinamento locale poche settimane fa. Alleghiamo la mail che ha accompagnato la presentazione del documento.


APPELLO REGIONALE PER LA TUTELA DEI CORSI D'ACQUA

Sig. Consiglieri Regionali, buon giorno

Mi chiamo Prandini Claudio, sono il presidente degli “Amici Pescatori Sportivi Braone”

Scusate se rubo del tempo a Voi prezioso, ma mi preme di porre alla Vostra attenzione una questione che riteniamo di primaria importanza, pertanto, cercherò di essere sintetico ma al contempo il più esaustivo possibile.

Con la presente, è Nostra premura chiedere ai destinatari di porre un freno allo scempio ambientale causato da taluni detentori di concessioni Idroelettriche, i quali , in nome della produzione di energia elettrica e del profitto economico, perpetrano da troppo tempo, danni inverecondi ai corsi d'acqua, troppo spesso ridotti a rigagnoli putrescenti o addirittura a distese di sassi in secca.

Noi dell' A.P.S. Braone e i firmatari del documento che vi andiamo a proporre in allegato, ci teniamo a chiarire un concetto; non siamo contro la produzione di energia idroelettrica e nemmeno alle centraline idroelettriche in quanto tali, siamo piuttosto contro la devastazione ambientale derivante dall'abuso dell'utilizzo della risorsa idrica.
Utilizzare la forza motrice dell'acqua è certamente una possibilità per produrre energia elettrica in modo pulito, ecologico e sostenibile, ma ci chiediamo e vi chiediamo come può essere ecologico, pulito e sostenibile un impianto che lascia parte o la totalità dei corsi d'acqua sottesi in secca, ovvero è altamente impattante sull'ambiente.
Siamo fermamente convinti che è possibile un uso della risorsa idrica senza che ve ne sia anche un abuso, che sia possibile, auspicabile e dovuto, un giusto compromesso fra utilizzo delle risorse naturali e il rispetto ambientale.

A tal proposito mi piace ricordare un concetto, citando una frase dello scrittore G. Moro :
I beni comuni sono facili da usare ma difficili da ricostruire.

Siamo convinti che il rispetto ambientale passi non solo attraverso le Istituzioni e chi le rappresenta, ma anche attraverso il senso civico, la responsabilità e la partecipazione dei cittadini, ecco perché Noi stiamo cercando di fare la Nostra parte rispettando, monitorando l'ambiente, facendovi presente le criticità e in questo caso, anche proponendo dei consigli, sperando che Voi li teniate in seria considerazione e che agiate di conseguenza

Il documento allegato che vi proponiamo, segue le logiche delle normative Italiane, dei regolamenti regionali ma soprattutto recepisce in pieno la
che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque.

Oltremodo insegue i criteri dettati dal Consiglio di Stato, il quale si è pronunciato in tema di paesaggio: il supremo Organo di giustizia amministrativa italiana ha ribadito (Cons. Stato, Sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222) che il paesaggio – nel nostro Ordinamento – è bene primario e assoluto. La tutela del paesaggio è quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato.


Riteniamo pertanto inutile citare ulteriori leggi, regolamenti ed articoli di sorta che, come ben sappiamo, Voi conoscete bene e sarebbero in questo contesto solo uno riempire di righe noioso, ci basta invece proporre alla Vostra attenzione,la richiesta contenuta nel documento in questione che, non va contro alcun articolo o punto delle leggi, vigenti, non è in contrasto con alcuna normativa ma ne permette piuttosto il raggiungimento degli scopi previsti dalla Direttiva Europea 2000/60, anzi sosteniamo che sia indispensabile allo scopo.

Come potrete vedere, l'appello che vi proponiamo in allegato, è sottoscritto da numerose associazioni, gruppi, comitati (quasi 200 sottoscrittori), derivanti dalla Regione Lombardia e non solo, (la sottoscrizione è ancora aperta e verrà aggiornata periodicamente sul blog dell' A.P.S. Braone) il successo è dovuto alla sua semplicità, chiarezza e sopratutto alla consapevolezza dei firmatari che la questione del rispetto Ambientale è fondamentale per la continuazione della vita, anche e sopratutto quella Umana e non ha confini geografici.

Mi piace in chiusura riproporre le parole del S. Padre Papa Francesco, espresse il 07/02/2015 in occasione del discorso all'EXPO:

...” Siamo i Custodi della Terra e dell'Ambiente, non i padroni, Custodire la sorella Terra, la Madre Terra affinché non risponda con la distruzione. Dinanzi ai beni comuni noi siamo chiamati a non perdere mai di vista né l'origine né la finalità di tali beni, in modo da realizzare un mondo equo e solidale....”


Speranzoso di una vostra seria considerazione di quanto richiesto nel documento allegato, desideroso di ricevere una Vostra risposta individuale in merito (risposta che girerò a tutti i firmatari dell'appello)


Cordialmente saluto
Prandini Claudio

Presidente A.P.S, Braone

lunedì 16 febbraio 2015

Appello Regionale per la tutela dei corsi d'acqua

Pubblichiamo l'appello regionale a tutela dei corsi d'acqua propoto da Amici Pescatori Sportivi Braone, che abbiamo sottoscritto come coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori.

Ulteriori informazioni sul blog dell'A.P.S. Braone.




INTRODUZIONE
Quando si parla di energia, si tocca sempre un tasto dolente, in quanto essa è una necessità per l'uomo ma per ottenerla sembra si debba essere costretti a compromettere l'ambiente in qualche modo e in qualche forma. Esistono molti modi per produrre energia, alcuni con effetti decisamente negativi per l'ambiente, altri che riescono a raggiungere un buon compromesso fra produzione e rispetto ambientale. Uno fra questi metodi è senz'altro l'idroelettrico, ovvero sfruttare la forza motrice dell'acqua per muovere turbine in grado di generare energia elettrica. Apparentemente questo risulterebbe un metodo ottimale, in quanto non rilascia sostanze dannose all’ambiente, se però non prevalesse la mentalità del profitto, il mero interesse economico. Questa ultima logica ha trasformato nel tempo, quella che potenzialmente era una fonte di energia ecologica in una fonte di devastazione territoriale, prosciugando l'alveo dei torrenti e compromettendo in modo permanente l'ambiente naturale. Le normative vigenti, che apparentemente sembrerebbero molto restrittive e dettagliate, in pratica permettono a chiunque di prelevare acqua per deviarla in turbine ubicate spesso lontano dalla zona di prelievo e di poterne sfruttare la forza di caduta. Il risultato è evidente e sotto gli occhi di tutti: torrenti in secca perenne o ridotti a rivoli stagnanti, invece che fonte di vita, con fauna ittica e flora variegata, con acqua limpida e potabile. È ancora sopportabile tutto questo?
LEGISLAZIONE
Eppure la legislazione vigente sembrerebbe impedirlo: sia normative Europee , sia quelle Italiane sia quelle regionali come ad esempio il Regolamento Regionale 28 marzo 2006 , Primo Supplemento Ordinario al N° 13, alla lettera “p” dell' all’ articolo. 2 definisce testualmente;

“deflusso minimo vitale (DMV): deflusso che, in un corso d’acqua naturale, deve essere presente a valle delle captazioni idriche al fine di mantenere vitali le condizioni di funzionalità e di qualità degli ecosistemi interessati;

Potremmo continuare con decine di leggi ed articoli , districandoci nei meandri contorti della legislazione vigente e dovremmo prender atto che le intenzioni sono sulla carta, decisamente a favore dell'ambiente e definiscono senza ombra di dubbio che il DMV rappresenta il minimo valore della portata da lasciare sempre defluire nell’alveo a valle delle opere di presa per garantire la continuità idraulica del corso d’acqua e quindi la tutela delle caratteristiche chimico-fisiche delle acque, nonché la conservazione e il benessere delle specie naturali caratteristiche dell’ecosistema acquatico. E’ indubbiamente una questione di interesse pubblico che sia garantito il rispetto della normativa del DMV per assicurare la salvaguardia ambientale dei corsi d’acqua. Di fatto però le intenzioni vengono travisate con articoli e paragrafi, messi lì apposta per essere interpretati, per essere manipolati a piacimento e in nome del profitto. Ecco perché una moltitudine di associazioni non solo ambientaliste chiedono che venga rispettato il nostro bisogno primario; l'Acqua e l'ambiente, realtà irrinunciabili e non barattabili con alcuna forma di monetizzazione.
CONSIDERAZIONI
L' A.P.S. Braone ricordando l'esistenza dell'art 38 del predetto Regolamento Regionale regionale che dice; “. La concessione può essere oggetto di revoca anche parziale da parte dell’autorità concedente, in qualunque momento, qualora venga accertata la sopravvenuta incompatibilità della concessione con gli obiettivi di qualità e di valorizzazione del corpo idrico interessato.
2  La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale.”.

Considerando che, nonostante le sistematiche criticità idriche locali, non ci risulta che le autorità concedenti abbiano mai revocato concessioni di sorta nonostante il conclamato non sussistere delle condizioni minime di qualità e valorizzazione di nostri corsi d'Acqua.
CHIEDE
Visto quanto sopra illustrato, si chiede una piccola ma sostanziale modifica del precedentemente citato articolo 38, ovvero prevedere l'obbligo della revoca della concessione (e non più una mera possibilità che non si attua mai) laddove venga accertata la carenza delle condizioni previste dalla definizione di DMV della stessa legge sostituendo semplicemente una sola parola, ovvero che l'articolo venga cambiato come segue;

 “. La concessione deve essere oggetto di revoca anche parziale da parte dell’autorità
concedente, in qualunque momento, qualora venga accertata la sopravvenuta incompatibilità della concessione con gli obiettivi di qualità e di valorizzazione del corpo idrico interessato.
2  La revoca non dà luogo a corresponsione di indennizzo, fatta salva la riduzione del canone di concessione in caso di revoca parziale.”.

Piccolo ma sostanziale cambiamento. Si precisa che gli scriventi , non sono contro l'utilizzo della risorsa idrica ad uso idroelettrico, chiedono semplicemente di trovare un compromesso che non alteri l'ecosistema. Non possono reggere le giustificazioni finanziarie e occupazionali di fronte agli scempi perpetrati dalla mano dell'uomo sul territorio .. Le associazioni tutte, vogliono essere chiare: non sono contro l'utilizzo della risorsa idrica ad uso idroelettrico, chiedono semplicemente che si trovi un equilibrio che non comprometta il territorio. Non sono accettabili le sole giustificazioni di carattere economico e occupazionali. L'ambiente ci ha dato tanto in passato, prosegue a farlo nel presente e vogliamo che continui a farlo ancora nel futuro ... e lo fa senza chiederci niente in cambio se non il rispetto.

Non ci stancheremo mai di ripetere che: L’ACQUA E’  VITA!

"Dio perdona sempre, l'uomo a volte, la natura MAI"   (Papa Francesco 20/11/2014)
Il Presidente A.P.S. Braone
Prandini Claudio
http://aps-braone.blogspot.it/

per sottoscrivere il documento contattare l' A.P.S. Braone

martedì 9 settembre 2014

Nel Cremasco un idroelettrico non sempre sostenibile

L’ansa che l’Adda forma nei pressi di Gombito, piccolo paese rivierasco della Provincia di Cremona, costituisce un ambiente singolare: il tratto di fiume interessato è lungo circa 4,5 chilometri ed il lembo di terra sotteso, nella sua parte più stretta, misura solamente 200 metri. Proprio in questo tratto di fiume Edison SpA intende realizzare una centrale idroelettrica, prevedendo un “taglio di meandro” che ridurrebbe di circa il 70% il flusso d’acqua nei 4,5 chilometri compresi tra captazione e rilascio. Verrebbe garantito, in sostanza, il solo Deflusso Minimo Vitale (DMV). Attraverso la creazione di uno sbarramento le acque verrebbero convogliate in un canale di presa che le rilascerebbe a valle dell’ansa fluviale, ad una quota inferiore di circa tre metri.
Alcune delle problematiche connesse alla realizzazione dell’opera sono analoghe a quelle che si prospettano per la centrale progettata una trentina di chilometri più a valle, tra i comuni di Crotta d’Adda e Castelnuovo Bocca d’Adda (rispettivamente in provincia di Cremona e Lodi), di cui ci siamo già occupati come coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori. Stiamo parlando del rallentamento della corrente dovuto allo sbarramento (con modifiche dell’habitat della fauna ittica e della flora), dell’innalzamento della falda nei terreni a monte di quest’ultimo (con conseguenze sull’attività agricola, settore fondamentale dell’economia locale) e dell’aumento del livello del fiume nel tratto che precede lo sbarramento, pari a circa 1,80 metri. Riguardo a quest’ultimo aspetto occorre evidenziare come i corsi d’acqua interessati siano due: oltre all’Adda (per un tratto di circa 5 km), anche il fiume Serio (per un tratto di circa 4 km), che sfocia nel primo a meno di due chilometri di distanza dal sito dove si intende realizzare la traversa.
Quella del taglio di meandro è una dinamica caratteristica degli ambienti fluviali che si compie naturalmente nel corso dei secoli: ricrearla artificialmente tramite la realizzazione di un canale significa modificare l’assetto del territorio rischiando di far diventare i 4,5 chilometri dell’Adda interessati poco più di una grossa lanca (i rami fluviali abbandonati dal corso d’acqua principali, caratterizzati di acque pressoché stagnanti). In questo tratto si può ipotizzare un conflitto tra l’approvvigionamento idrico per fini di produzione energetica ed agricola, in considerazione del contestuale ricorso di quest’ultima a colture che necessitano di grosse quantità d’acqua (è il caso del mais, ampiamente diffuso in zona). Inoltre nei pressi di Gombito confluisce nell’Adda un tratto del Serio Morto: il drastico calo della portata del fiume porterebbe ad un aumento della concentrazione degli inquinanti tra il centro abitato ed il punto di rilascio dell’acqua. Bisogna evidenziare infine che a Gombito è stato realizzato un attracco fluviale che ha usufruito dell’erogazione di fondi pubblici: la navigazione all’interno dell’ansa verrebbe preclusa dalla realizzazione dell’impianto (Edison ha proposto di spostare l’attracco a proprie spese).
I Comuni di Bertonico (in Provincia di Lodi, nel cui territorio ricade l’opera progettata), Gombito, Montodine e Ripalta Arpina (in provincia di Cremona) hanno manifestato la propria opposizione evidenziando, oltre agli aspetti già citati, anche il rischio idraulico dovuto alla creazione di un invaso del quale non si conosce il comportamento né la capacità di smaltimento della riserva idrica in caso di piena improvvisa legata a fenomeni meteorologici di elevata intensità, sempre più frequenti in questi ultimi anni. Sono state perciò richieste la proroga della scadenza dei termini dell’istruttoria di procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la partecipazione alla futura conferenza dei servizi, con coinvolgimento delle Provincie di Cremona e Lodi.
La scelta di orientarsi verso la produzione di energia idroelettrica, di per sé apprezzabile, presenta delle forti criticità quando va ad alterare l’assetto idrogeologico e morfologico del territorio fluviale. Sono più che mai necessarie delle linee guida ed una pianificazione energetica che escludano dinamiche speculative (questi impianti godono di contributi pubblici) affinché si realizzino centrali sostenibili che corrispondano all’effettiva necessità di energia pulita.
Nella sola Provincia di Cremona le richieste sono trentotto, di cui diciotto in fase istruttoria: vi sono però anche impianti che competono territorialmente alle province confinanti (quella di Lodi nei due casi citati di Castelnuovo Bocca d’Adda e Bertonico) i cui effetti sul territorio provinciale sarebbero significativi. Alcune di queste richieste hanno incontrato l’opposizione dei cittadini: oltre a questi due casi, rimanendo nell’area Cremasca, si possono citare quelli di Rivolta d’Adda e della Palata Menasciutto.
A Rivolta d’Adda sono stati presentati due progetti. Il primo interessava la sponda sinistra ed è stato definitivamente archiviato per motivi di sicurezza idraulica e di mancato inserimento ambientale. Il secondo interessa la sponda destra: in questo caso non vi è stata contrarietà della Giunta Comunale ma della sola opposizione consiliare, che lamenta i rischi evidenziati da precedenti esondazioni avvenute in zona (2002) e dalla presenza, in prossimità della briglia in progetto, di un ponte che, secondo alcuni tecnici, potrebbe risentire negativamente della realizzazione dell’impianto. Quest’ultima centrale è in attesa dell’autorizzazione regionale.
L’impianto di Palata Menasciutto interessa ben quattro Comuni situati sulle rive del Serio: Casale Cremasco, Pianengo, Sergnano e Ricengo. Tra i promotori della centrale, che verrebbe realizzata lungo il corso del fiume Serio, vi è proprio il Parco del Serio. Il Comitato Salviamo il Menasciutto ha evidenziato come diverse norme del regolamento del Parco stesso verrebbero aggirate, ad esempio il divieto di realizzare attività produttive, di ampliare la viabilità esistente, di procedere con lavori impattanti, di modificare il regime delle acque, di creare luce e rumori. Ma l’aspetto più contestato è il divieto di realizzare nuove strutture: se il Parco ha evidenziato che la centralina si collocherebbe pochi metri al di fuori dei confini dell’area protetta, il Comitato ha ribattuto che strutture come l’edificio di contenimento delle turbine verrebbero realizzate lungo il corso d’acqua. La Palata Menasciutto è tutelata anche dall’istituzione di una Riserva Naturale. L’ultimo passo compiuto dal Comitato è stato il ricorso ai difensori civici provinciale e regionale, che hanno chiesto di rivedere le procedure avviate dalla Provincia di Cremona. Da parte sua il Parco ha avviato una verifica interna sulle procedure seguite. Insomma, anche in questo caso, un fronte aperto.
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Coordinamento Cremonese, Cremasco, Casalasco

domenica 22 giugno 2014

Centrale idroelettrica Palata Menasciutto: assemblea pubblica

VOGLIONO COSTRUIRE UNA CENTRALE IDROELETTRICA NELLA RISERVA NATURALE PALATA MENASCIUTTO IN TOTALE DISPREGIO DELLA NORMATIVA VIGENTE!
Lunedì 23 Giugno alle ore 21, presso il centro diurno di Pianengo, in via Roma, 57, si terrà un’assemblea pubblica per informare la popolazione a riguardo di questo incredibile progetto contrario a tutte le norme di tutela ambientale presenti in questa riserva. Entro breve, tutte le procedure autorizzative verranno approvate e la ditta proponente dovrà aprire il cantiere, altrimenti rischierà di perdere i contributi previsti per le rinnovabili (che pagano i cittadini!). Fermare questo progetto è possibile, specialmente se i nostri sindaci si opporranno, visto che i PGT dei comuni riconoscono validi i regolamenti di tutela ambientali della riserva, divieti dettati dalla delibera istitutiva (DCR. 28 luglio 1988 n. IV/1178), riconfermati dal Piano della riserva approvato con DGR. 23 gennaio 1998 n. 6/34326, punti 1, 2, 3, 8, 21, 24 e 25!
Interverranno: 
Maria Grazia Bonfante (Movimento Salviamo il Paesaggio)
Massimo Cerani, (Ingegnere esperto di fonti rinnovabili) 
Franco Zavagno (Biologo, divulgatore scientifico e consulente ambientale).
Un’opera, questa, molto costosa e contraria ai regolamenti della Riserva Menasciutto, che degraderà un luogo caro a molte persone che vivono qui.Non siamo contrari all’idroelettrico, ma alla realizzazione indiscriminata di centrali all’interno di Riserve Naturali con forti vincoli di tutela ambientale com’è la Palata Menasciutto! 

Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: Salviamo il Paesaggio cremonese, cremasco e casalasco

mercoledì 4 giugno 2014

Salviamo il Menasciutto: assemblea pubblica

Mercoledì 4 giugno alle ore 21, presso la sala comunale di Ricengo, in via Roma, 8, si terrà un’assemblea pubblica per informare la popolazione a riguardo di questo incredibile progetto contrario a tutte le norme di tutela ambientale presenti in questa riserva. Entro breve, tutte le procedure autorizzative verranno approvate e la ditta proponente dovrà aprire il cantiere, altrimenti rischierà di perdere i contributi previsti per le rinnovabili (che pagano i cittadini!). Fermare questo progetto è possibile, specialmente se i nostri sindaci si opporranno, visto che i PGT dei comuni riconoscono validi i regolamenti di tutela ambientali della riserva, divieti dettati dalla delibera istitutiva (DCR. 28 luglio 1988 n. IV/1178), riconfermati dal Piano della riserva approvato con DGR. 23 gennaio 1998 n. 6/34326, punti 1, 2, 3, 8, 21, 24 e 25!
Interverranno Maria Grazia Bonfante del Movimento Salviamo il Paesaggio, l’ingegner Massimo Cerani, esperto fonti rinnovabili e il biologo Franco Zavagno, divulgatore scientifico e consulente ambientale.

Un’opera, questa, molto costosa e contraria ai regolamenti della Riserva Menasciutto, che degraderà un luogo caro a molte persone che vivono qui. Non siamo contrari all’idroelettrico, ma alla realizzazione indiscriminata di centrali all’interno di Riserve Naturali con forti vincoli di tutela ambientale com’è la Palata Menasciutto!
Gruppo Facebook: salviamo il Menasciutto
Gruppo Facebook: Salviamo il Paesaggio cremonese, cremasco e casalasco
E-Mail: menasciutto.ambiente@gmail.com

lunedì 11 marzo 2013

La centrale idroelettrica alla confluenza dell'Adda nel Po: preoccupazione per l'impatto sul territorio



Un innalzamento del livello del fiume Adda fino a 3 metri, la formazione di una sorta di “bacino” artificiale con un volume di 3 milioni di metri cubi e un “rigurgito” delle acque che interesserebbe il corso d’acqua per un tratto lungo 14 km. Questi sono i dati ricavati dal progetto preliminare per la realizzazione di una centrale idroelettrica in comune di Castelnuovo Bocca d'Adda (LO).
La confluenza dell'Adda nel Po, poche centinaia di metri a valle della centrale che si intende realizzare

In qualità di coordinamento Cremonese, Cremasco e Casalasco del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori sono state presentate alcune osservazioni riguardo alla richiesta di concessione di derivazione di acqua pubblica ad uso idroelettrico presentata dalla società VIS Srl. In primo luogo troviamo inaccettabile che i comuni di cremonesi di Crotta d’Adda e Pizzighettone siano venuti a conoscenza del progetto solamente nel settembre 2012, nonostante questo sia stato presentato all’inizio del 2010. Ci chiediamo come sia possibile che la Provincia di Lodi non abbia ritenuto necessario convocare in Conferenza dei Servizi questi comuni, essendo evidente che le conseguenze della realizzazione del progetto avrebbero pesanti ripercussioni anche sulla sponda sinistra dell'Adda (la richiesta di intervento nel procedimento è stata inoltrata dal Comune di Crotta d’Adda per propria iniziativa in data 16 gennaio 2013). Al tempo stesso dobbiamo rimarcare il mancato coinvolgimento dei comuni cremonesi interessati anche da parte della stessa Provincia di Cremona. 
La preoccupazione  è data dal fatto che non ci si limiterebbe semplicemente a sfruttare il dislivello esistente, come avvenuto per impianti simili realizzati di recente nel territorio cremonese: al salto attuale, di altezza massima pari a 2,5 metri, si aggiungerebbe quello creato dalla struttura mobile, di altezza pari a 3 metri, per raggiungere un altezza massima di 5,50 metri. L’impatto sul territorio in questo modo si fa molto più pesante. Un'istanza di derivazione d'acqua pubblica che avrebbe conseguenze di tale rilevanza non può prescindere dalle reali esigenze della collettività e non deve assecondare logiche dal puro carattere speculativo. Il progetto deve essere valutato in un'ottica globale, tenendo conto degli sbarramenti esistenti a monte, lungo il corso dell'Adda (Pizzighettone) e del Po (Isola Serafini), andando ad analizzare il fenomeno di riflusso a monte dello sbarramento di progetto e quello di risalita delle acque del Po nell'Adda in occasione degli eventi di piena.
Coldiretti Cremona ha già manifestato la propria preoccupazione per le aziende agricole che si trovano nelle vicinanze dell’impianto, per i quali la soggiacenza della falda è prossima al piano campagna. Il prevedibile innalzamento della falda avrebbe ripercussioni gravi per l’economia di questo territorio, la cui vocazione è prettamente agricola (in particolare sono presenti nella zona diversi allevamenti di bovini da latte).
Il Comune di Crotta d’Adda ha commissionato uno studio sull’impatto dell’opera da un punto di vista idraulico. Tra gli elementi da chiarire c’è sicuramente l’effetto dell’innalzamento del livello del fiume sui colatori che vi scaricano le proprie acque: è necessario che venga garantita la possibilità di deflusso per evitare il rischio di allagamenti. Occorre prendere in considerazione non solo il nuovo livello del fiume in condizioni normali, ma anche quello relativo agli eventi di piena, che verosimilmente si innalzerà andando a mettere in condizioni di rischio porzioni di territorio che fino a questo momento ne sono state esenti. In particolare segnaliamo la delicata posizione del depuratore di Crotta d'Adda, distante meno di 200 metri dal corso del fiume, per il quale potrebbero rendersi necessarie opere di adattamento alle nuove condizioni del corso d'acqua.
Anche l’impatto dell’opera da un punto di vista paesaggistico e naturalistico sarebbe elevato, in quanto un innalzamento significativo del livello del fiume andrebbe a modificare le condizioni in cui si vengono a trovare le formazioni vegetazionali ripariali: boschi e filari situati lungo il corso dei principali corsi d’acqua sono elementi fondamentali delle reti ecologiche regionali e provinciali. Questo tratto del fiume Adda è peraltro interessato su entrambe le sponde dal tracciato della ciclovia Vento, progetto del Politecnico di Milano che si propone di rilanciare l'economia locale in un'ottica di turismo legato alla mobilità sostenibile. Nel tratto immediatamente a valle della foce dell’Adda si intende ampliare il perimetro del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) del Po e del Morbasco. Nella stessa area si trovano il Sito di Interesse Comunitario (SIC) e la Zona di Protezione Speciale (ZPS) degli Spiaggioni di Spinadesco, classificati come siti della Rete Natura 2000. Se per essi è già stata effettuata la Valutazione di Incidenza, tale procedura non ha interessato il SIC “Adda Morta di Pizzighettone”, che si trova lungo il tratto di fiume interessato dal "rigurgito" e che coincide con alcune aree definite "riserva naturali" dal Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) del Parco Regionale Adda Sud. Lo stesso Parco Adda Sud ha sottolineato la propria preoccupazione riguardo al progetto, richiamando la necessità di una verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di uno studio sui livelli delle falde acquifere, sull’influenza dell’opera in caso di piene improvvise e sulla stabilità delle sponde, in particolar modo in prossimità del centro abitato di Crotta d’Adda, che si sviluppa a ridosso della scarpata morfologica dell’Adda proprio laddove questa va a coincidere con il corso fluviale. Segnaliamo che il ciglio superiore di questo tratto di scarpata è stato recentemente oggetto di lavori di consolidamento.
Un ulteriore aspetto che vorremmo sottolineare è quello relativo alla fauna locale, che vedrebbe mutare significativamente il proprio habitat. La scomparsa di ampie porzioni di vegetazione perifluviale, che costituiscono i corridoi ecologici fondamentali per garantirne sussistenza e mobilità, avrebbe ripercussioni significative per la fauna terrestre, mentre quella ittica si troverebbe a dover far fronte alle conseguenze del rallentamento della corrente dovuto allo sbarramento per tutto il tratto interessato dal “rigurgito”, vale a dire circa 14 km. E’ prevedibile in particolar modo una modifica dei fondali del letto fluviale, che diventerebbero più limacciosi per effetto del maggiore deposito dei materiali trasportati dalle acque. Anche il tratto del corso d’acqua a valle dello sbarramento subirebbe ripercussioni negative nel caso non fosse garantito il rilascio del deflusso minimo vitale, con particolare riferimento ai periodi di magra. In prossimità dello sbarramento, invece, la fauna ittica verrebbe convogliata verso un passaggio di dimensioni ridotte, nel quale si renderebbe necessario ricreare condizioni adeguate per garantirne la mobilità.
Le previste opere di mitigazione ambientale sono situate nei pressi dell'impianto idroelettrico, lungo la sponda destra dell'Adda. La compensazione del danno sarebbe parziale: la compromissione della  vegetazione perifluviale situata lungo il corso dell'Adda sarebbe irreparabile, in quanto verrebbe meno la funzione di corridoio ecologico. Dobbiamo inoltre evidenziare che nessuna opera di mitigazione è stata prevista lungo la sponda sinistra, relegando anche in questo caso il territorio cremonese in un ruolo passivo nei confronti di un'opera che pure avrebbe ripercussioni molto pesanti.
L'abitato di Crotta d'Adda, situato lungo il tratto del fiume interessato del "rigurgito"