Le iniziative previste nel fine settimana e sostenute dal Comitato Provinciale Vota Sì per fermare le trivelle:
Venerdì 1 Aprile ore 21, Crema, Comune, Sala dei Ricevimenti: assemblea pubblica (vedi programma);
Sabato 2 Aprile ore 10-13, Cremona, largo Boccaccino: volantinaggio;
Sabato 2 Aprile ore 15, Cremona, Spazio Comune: presentazione del Comitato Provinciale "Vota Sì per fermare le trivelle";
Sabato 2 Aprile ore 16-20, Cremona, piazza Stradivari: volantinaggio;
Sabato 2 Aprile ore 17, Cremona, Spazio Comune: incontro con i cittadini (vedi programma);
Sabato 2 Aprile ore 17-23, Cremona, piazza della Pace: volantinaggio;
Domenica 3 Aprile ore 10-13, Cremona, largo Boccaccino: volantinaggio;
Domenica 3 Aprile ore 16-19, Cremona, piazza Roma: volantinaggio;
Domenica 3 Aprile ore 18, Persichello, Circolo Arci: aperitivo No Trivelle Sì Tigelle.
giovedì 31 marzo 2016
martedì 29 marzo 2016
Rivarolo del Re: Vota Sì per fermare le trivelle
Il Comitato Vota SI per
fermare le trivelle Del Casalasco – Piadenese ha promosso, con il
patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Rivarolo del Re, una serata
sul tema: VOTA SI PER FERMARE LE TRIVELLE
Siete tutti invitati
GIOVEDI 31 MARZO ALLE ORE 21,00 PRESSO IL TEATRO COMUNALE di Rivarolo del Re
a partecipare a questa serata informativa!!!
Interverrano
Cesare Vacchelli -Coordinatore del Comitato
Ezio Corradi -Coordinamento Comittai Ambientalisti Lombardi
Siete tutti invitati
GIOVEDI 31 MARZO ALLE ORE 21,00 PRESSO IL TEATRO COMUNALE di Rivarolo del Re
a partecipare a questa serata informativa!!!
Interverrano
Cesare Vacchelli -Coordinatore del Comitato
Ezio Corradi -Coordinamento Comittai Ambientalisti Lombardi
venerdì 25 marzo 2016
Referendum: appuntamenti del fine settimana di Pasqua
Appuntamenti informativi in vista del referendum del 17 Aprile previsti per il fine settimana di Pasqua:
Sabato 26 dalle 9.00 alle 12.00 volantinaggio al mercato di Crema;
Sabato 26 dalle 10.00 alle 12.30 in largo Boccaccino a Cremona;
Sabato 26 dalle 16.00 alle 19.00 in piazza Roma (lato Galleria XXV Aprile) a Cremona;
Domenica 27 dalle 9.00 alle 12.30 volantinaggio in piazza Duomo a Crema;
Lunedì 28 dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00 volantinaggio in piazza Duomo a Crema.
Comunicateci le vostre disponibilità a collaborare!
Sabato 26 dalle 9.00 alle 12.00 volantinaggio al mercato di Crema;
Sabato 26 dalle 10.00 alle 12.30 in largo Boccaccino a Cremona;
Sabato 26 dalle 16.00 alle 19.00 in piazza Roma (lato Galleria XXV Aprile) a Cremona;
Domenica 27 dalle 9.00 alle 12.30 volantinaggio in piazza Duomo a Crema;
Lunedì 28 dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00 volantinaggio in piazza Duomo a Crema.
Comunicateci le vostre disponibilità a collaborare!
giovedì 24 marzo 2016
Il 17 Aprile Vota Sì per fermare le trivelle
Il Forum Nazionale “Salviamo
il Paesaggio, Difendiamo i Territori” ha aderito ufficialmente al Comitato nazionale “Vota sì per fermare le trivelle” in vista del Referendum del 17 Aprile. Allo
stesso modo a livello locale il nostro coordinamento ha partecipato alla
costituzione di un comitato provinciale.
La campagna referendaria si sta svolgendo
nell’assordante silenzio dei media, che stanno assecondando il manifesto
intento del Governo di affossare il referendum non raggiungendo il quorum del
50%+1 degli elettori. Tale intento è reso ancora più evidente dalla scelta
della data delle consultazioni: il 17 Aprile, ovvero la prima data disponibile,
restringendo il più possibile l’arco di
tempo in cui svolgere la campagna referendaria, anche a costo di non
accorpare il referendum alle elezioni amministrative che si terranno ad inizio
Giugno in numerosi Comuni italiani. Per quanto sul piano formale la scelta è
rispettosa del Decreto 98 del 2011 che prevede che le elezioni amministrative o
politiche non siano abbinate ai referendum, il Parlamento italiano avrebbe
potuto votare una nuova legge ad hoc. Il costo economico è salatissimo,
quantificato in almeno 300 milioni di
euro di soldi pubblici.
Il
quesito referendario è l’unico rimasto dei sei a suo tempo proposti da un
gruppo di Regioni: Basilicata, Calabria, Campania,
Liguria, Marche, Molise,
Puglia, Sardegna, Veneto.
Cinque di quei quesiti sarebbero stati di fatto superati dalle intervenute
disposizioni della Legge di Stabilità
2016. Per quanto riguarda due di questi ultimi cinque quesiti alcune Regioni
hanno però presentato un ricorso, del cui esito si rimane ad oggi in attesa. La
Consulta ha infatti bocciato il ricorso per un vizio di forma, ma le Regioni
sembrano intenzionate a ripresentarlo.
Percomprendere il quesito referendario è necessario fare una piccola cronistoria. Iniziamo ricordando che ad oggi non è
possibile richiedere nuovi permessi per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio entro
le 12 miglia dalla costa, mentre le attività esistenti possono proseguire a
tempo indefinito fino ad esaurimento del giacimento. Il limite di 12 miglia era
stato stabilito nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”, emanato a seguito
dell’esplosione di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico (Aprile
2010), e riguardava inizialmente solo le aree marine protette. Nel 2012, il Decreto legge “Misure urgenti per la
crescita del Paese” del governo Monti ha esteso il limite previsto dal
precedente decreto all’intero litorale nazionale, stabilendo che le richieste
delle compagnie debbano essere sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
e al parere degli enti locali interessati. Queste direttive riguardano però
solamente le nuove autorizzazioni e non le ricerche ed estrazioni in essere
all’entrata in vigore del Decreto Prestigiacomo. Tra le
modifiche della Legge di Stabilità 2016 citiamo l’eliminazione del parere sul
rinnovo delle concessioni (di durata di 5 anni) da parte degli enti locali posti in un raggio di 12 miglia dalle aree marine e
costiere interessate dalle attività.
Il referendum
riguarda l’eliminazione del prolungamento
a tempo indefinito delle autorizzazioni alle estrazioni di gas e petrolio
attualmente in essere entro la distanza di 12 miglia dalla costa (poco più
di 22 km). Non vi sono invece effetti diretti dell’esito del referendum sulle
attività situate oltre le 12 miglia dalla costa e su quelle situate sulla
terraferma.
Tra le principali ragioni che ci spingono a sostenere il sì c’è il
rischio di un disastro ecologico connesso ad attività
di questo genere, particolarmente inquietante in un mare chiuso come il
Mediterraneo, ed ancor di più per l’Adriatico, il cui ecosistema, in un caso
simile, sarebbe completamente devastato, con conseguenze facilmente immaginabili
sull’economia collegata al turismo. Al di là della possibilità di incidenti, la
preoccupazione è collegata anche all’utilizzo di tecniche come l’air gun,
pericoloso per la fauna marina, e al rischio
di subsidenza (cioè dello sprofondamento) dei fondali. Inoltre, secondo i
dati ufficiali di ISPRA e Ministero dell’Ambiente recentemente diffusi da
Greenpeace, in due casi su tre in
prossimità delle piattaforme si riscontrano contaminazioni significative
dei sedimenti marini. Greenpeace ha anche evidenziato come delle quasi 150
piattaforme operanti nei mari italiani siano stati resi noti i risultati delle
analisi solamente in 34 casi.
Gli stessi dati governativi peraltro parlano di un
potenziale contributo al consumo nazionale di gas pari al 2,1% dei consumi annui, mentre per
quanto riguarda il petrolio si parla dello 0,8% (riferimento 2014): si parla quindi di quantitativi modesti.
Sulla qualità degli idrocarburi presenti nei mari italiani sono inoltre state
avanzate numerose perplessità. Insomma, il gioco non vale la candela, tant’è
vero che numerosi paesi stanno facendo marcia indietro riguardo ad operazioni
di questo tipo: Croazia, Francia e gli stessi USA.
La Croazia lo scorso autunno ha sospeso i progetti per le piattaforme per la ricerca
del petrolio nel mare Adriatico ed il delegato dell'Ambasciata di Croazia in
Italia Llija Zelalić ha invitato l’Italia a fare altrettanto. La Francia, nel Febbraio 2016, ha
dichiarato lo stop a nuove trivellazioni in mare e in terraferma. Negli USA pochi giorni fa il Governo ha
deciso di ritirare il suo piano per aprire l’Oceano Atlantico ai sondaggisismici e alle trivelle in Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.
La campagna per il no
punta sulla necessità di autonomia energetica, sull’aumento di rischi derivanti
dal maggiore incremento del traffico di petroliere nel Mar Mediterraneo, sulla
questione occupazionale, sul fatto che l’estrazione di idrocarburi oltre le 12
miglia è comunque consentita. Tutte queste considerazioni non tengono conto del
fatto che da anni ormai la produzione di
energia da fonti rinnovabili è in costante aumento, ed è in questa
direzione che andrebbero fatti gli investimenti strategici: nel 2015, secondo i
dati del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) la percentuale di energia da
fonti rinnovabili consumata è stata pari al 17,3%, +4,3% rispetto al 2010.
Nell’anno precedente c’è stato un calo complessivo del consumo di energia pari
al 3,8% (-1,8% del consumo interno lordo di petrolio e -11,6% del consumo
interno lordo di gas naturale). Peraltro numerose stime parlano di opportunità occupazionali nei settori
dell’energia verde superiori rispetto a quelle provenienti da fonti fossili a
parità di energia prodotta. Evidenziamo inoltre che l’attività delle piattaforme
esistenti non cesserebbe da un momento con l’altro. C’è quindi il tempo (ed è questo
il momento) di ripensare l’attuale modello energetico e, più in generale, il
modello di sviluppo, anche dal punto di vista occupazionale.
Oltre alla campagna
per il no, peraltro marginale, ci troviamo di fronte ad un’aperta campagna per l’astensionismo, che si
sposa alla perfezione col silenzio dei media. Troviamo eticamente molto
discutibile che i nostri rappresentanti invitino i cittadini a disertare le
urne in uno dei pochi momenti in cui possono esprimere direttamente la loro
posizione, per quanto limitatamente ad un ambito ben preciso. Gli stessi
rappresentanti che ignorano le alte percentuali di astensionismo nel celebrare
le proprie vittorie elettorali, arrivano ad incentivarlo in occasione di
referendum “scomodi”.
Il referendum,
secondo quanto riportato nel manifesto del comitato nazionale, va inteso come
un primo passo verso la richiesta di una
strategia energetica nazionale finalmente orientate verso il risparmio
energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Una strategia
opposta a quella attuale, che è affetta da miopia e guarda solo al passato,
verso un modello di sviluppo novecentesco. Un modello di sviluppo che interessa
da vicino anche il territorio della Provincia di Cremona.
Se gli effetti
diretti del referendum riguardano “solamente” le aree costiere – e potrebbero
interessarci solo in quanto “vacanzieri” o “villeggianti estivi” – quelli
dell’attuale politica energetica si riflettono in maniera pesante sul
territorio provinciale. Giusto poche settimane fa sono state presentate altre richieste di trivellazioni a scopo
esplorativo in una grossa area a
cavallo tra le province di Cremona, Mantova e Parma. Una richiesta avanzata da
Pengas Srl, azienda che risulta non essere nemmeno dotata di un sito internet
ed il cui capitale sociale è pari a 120.000 €, una somma con cui difficilmente
si arriva ad acquistare una villetta a schiera! Altre richieste di questo
genere sono già state avanzate in passato un po’ in tutta la Provincia. Altra
fonte energetica non rinnovabile è il metano:
al riguardo ricordiamo i numerosi progetti di stoccaggio in sovrapressione
(alcuni dei quali già avviati) che interessano un’ampia fascia di comuni tra il
Cremonese ed il Cremasco. Nella nostra Provincia questi stoccaggi si collocano
vicino a sorgenti sismogeniche: ricordiamo che la scorsa estate in Olanda è
emersa la correlazione tra attività di estrazione del gas e fenomeni sismici
correlati alla subsidenza. I progetti inoltre vengono spesso portati avanti
senza la necessaria trasparenza nei confronti delle popolazioni interessate.
martedì 22 marzo 2016
domenica 20 marzo 2016
Difendiamo i nostri mari
Martedì 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell’acqua alle ore 18 presso la Sala Forum di via Speciano 2, Cremona si terrà un incontro in vista del Referendum del 17 Aprile.
Nell’incontro ci confronteremo su questioni di grande rilievo che riguardano le trivellazioni in Pianura padana, le nostre falde, fiumi e laghi, anche se il quesito referendario è circoscritto alle concessioni di sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, in particolare di gas metano, già operative nei nostri mari.
Ci chiederemo perchè in Lombardia dovremmo essere indifferenti all’appello che ci viene da ben 9 Regioni italiane che chiedono soltanto regole più precise e tempi certi per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio nei mari che le bagnano. Perchè i Vescovi di quei territori sostengono giustamente che debba venire “ prima l’ambiente del profitto”. Ci chiederemo perchè il Governo italiano al Vertice mondiale sul clima a Parigi abbia sostenuto la decarbonizzazione dell’economia e la riduzione al ricorso delle fonti fossili e poi non abbia inteso accogliere le modifiche proposte dai Consigli regionali delle 9 Regioni e se non esista il rischio di spaccare l’Italia in due, facendo fallire la partecipazione al referendum.
Relatori
Oreste Magni, Ecoistituto della valle del Ticino e del movimento Rifiuti Zero
Dario Faccini, segretario dell’Associazione nazionale per lo Studio del Picco del petrolio
Nel corso dell’incontro presenteremo anche la novità di cominciare a utilizzare la misura del Picco dell’acqua, suggerita a livello internazionale da alcuni scienziati, per analizzare non tanto la quantità ma la qualità dell’acqua dolce disponibile.
Promotori Legambiente, Acli, Arci, AmbienteScienze, Andiamo Oltre, A Tutto Compost, CreaFuturo, Filiera Corta Solidale, Salviamo il Paesaggio, WWF
in collaborazione con
“Comitato provinciale Vota Sì al referendum per fermare le trivelle”.
sabato 19 marzo 2016
Consulto sui pioppi del Lido Po a Casalmaggiore
Sabato 19 Marzo alle 10 il professor Mauro
Carboni, agronomo ormai da diversi anni impegnato nell'attività di
analisi della stabilità degli alberi su
commissione di privati, enti pubblici e comuni sarà a Casalmaggiore per un consulto gratuito.
L'agronomo che risiede a Colorno ha un''esperienza accumulata in
centinaia di analisi visive e strumentali. E' inoltre uno studioso delle
metodologie d'avanguardia. Da qualche anno dirige la società Equa
s.r.l. che si occupa di progettazione e consulenze per il settore
agroalimentare. E' inoltre presidente del centro di formazione Agriform a Parma, docente presso l'Istituto Agrario - F. Bocchialini -
di Parma e lavora per l'Azienda Agraria sperimentale Stuard a
Parma, oltre a curare il parco di Palazzo Mina in Casalmaggiore, dove
sono situati diversi esemplari plurisecolari. Non avrà bisogno di
salire in quota, poiché verificherà le piante con un resistografo (una macchina che permette di verificare eventuali degenerazioni interne
del tessuto legnoso).
Iscriviti a:
Post (Atom)



