giovedì 4 settembre 2014
lunedì 1 settembre 2014
lunedì 11 agosto 2014
LR 21/14 e sentenza della Corte di Cassazione penale, sez. III, n. 30303
Di seguito riportiamo il testo della comunicazione inviata agli Uffici Regionali e Provinciali e, per conoscenza, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Corpo Forestale dello Stato. Oggetto della comunicazione è il conflitto che abbiamo ravvisato tra una recente sentenza della Corte di Cassazione e la LR 21/14.
Con la
presente siamo a richiamare la sentenza n. 30303 emessa dalla Corte Suprema di
Cassazione - Terza Sezione Penale in data 10 luglio 2014.
Attraverso
tale sentenza la Corte di Cassazione ha ribadito quanto già espresso con
precedenti suoi stessi provvedimenti e cioè che, ai sensi della normativa
statale dettata dall’art. 2 del D.Lgs 227/2001,
“dopo l’entrata in vigore del testo novellato dell’art.117 Cost. che ha
attribuito allo Stato competenza esclusiva – a scapito delle Regioni – nella
materia della tutela ambientale, non è più in potere delle Regioni la
definizione del concetto di bosco ai fini della tutela paesaggistica, nemmeno
con riferimento al territorio di loro appartenenza, con la conseguenza che tale
compito definitorio spetta esclusivamente allo Stato”.
Si richiama
poi l’art. 4 dello stesso D.Lgs 227/’01, che definisce la “trasformazione del
bosco” e dispone l’obbligatorietà della compensazione forestale (commi 1, 2,
3).
Alla luce
delle disposizioni sopra citate, si ritiene quindi necessario che la Regione
Lombardia, anche ai fini dell’autotutela prevista dall’art. 21 nonies della
L. 241/1990, proceda l’annullamento d’ufficio della norma in argomento, ed in
particolare dell’art. 1 della succitata L. r. 21/2014 e di tutti gli eventuali
atti che ne siano derivati, in quanto contrastanti con quanto disposto dal D.
Lgs 227/’01.
Tale
annullamento dovrà peraltro riguardare anche gli eventuali provvedimenti
rilasciati in conformità alle disposizioni regionali illegittime da parte delle
Autorità locali, qualora rappresentino amministrazioni competenti
all’applicazione della suddetta Legge regionale.
Questa
Associazione intende vigilare sul rispetto riservato, al livello locale, ai
beni paesaggistici ed ambientali tutelati dalle disposizioni statali,
riservandosi, in caso di eventi valutabili come violazione alle disposizioni di
salvaguardia, di adire nelle sedi opportune.
Si chiede
altresì, agli Organismi che leggono per conoscenza, di effettuare le opportune
verifiche e le eventuali azioni di vigilanza e sanzione degli abusi.
Cordiali saluti.
Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i
Territori
Coordinamento Cremonese, Cremasco,
Casalasco
mercoledì 30 luglio 2014
In Lombardia boschi a rischio tra capannoni e motori
IN REGIONE LOMBARDIA
CAPANNONI AL POSTO DEI BOSCHI E MEZZI MOTORIZZATI SU SENTIERI E MULATTIERE
Il coordinamento locale del
Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio,
Difendiamo i Territori esprime la propria contrarietà riguardo ai
provvedimenti presi in materia forestale da Regione Lombardia tramite la LR
43/14 recentemente approvata.
Due in particolare sono gli
aspetti che ci trovano in disaccordo. In primo luogo l’estensione – da 5 a 15
anni – del periodo minimo di colonizzazione da parte di specie arboree e
arbustive che vincola il proprietario di un terreno alla compensazione o alla
monetizzazione in caso di taglio, quando questa azione è finalizzata alla
realizzazione di interventi di urbanizzazione nelle aree edificabili
classificate dallo strumento urbanistico a destinazione produttiva. Questa
norma contiene un’iniquità di fondo (si applica solo alle aree produttive e non,
ad esempio, a quelle per le costruzioni agricole o residenziali) e toglie un
disincentivo che la legislazione precedente poneva al consumo di suolo.
Peraltro tale disincentivo non impediva l’edificazione, che come detto poc’anzi
era semplicemente vincolata alla compensazione o alla monetizzazione, e non
costituiva certo “un assurdo balzello posto nei confronti degli imprenditori”,
dal momento che cinque anni ci sembrano un periodo di tempo più che congruo nel
quale svolgere interventi di sfalcio. In quindici anni si crea invece,
soprattutto in pianura, un bosco vero e proprio, che con la nuova legge
regionale sfuggirà alla normativa di settore. L’onere della compensazione era anche
lo strumento per potenziare i corridoi ecologici e le aree di valenza
strategica e naturalistica, più che mai utile in aree urbanizzate come la
Pianura Padana. Peraltro sorgono diversi dubbi circa la compatibilità del
dispositivo della legge regionale con il D.Lgs 227/2001. Secondo la nuova
legge, inoltre, in aree di montagna non sono previste compensazioni in caso di
eliminazione di specie arboree ed arbustive per un periodo di colonizzazione
inferiore ai trent’anni se tali interventi hanno la finalità di ripristino di
prati permanenti, pascoli e colture terrazzate. Se l’obiettivo di recuperare
terrazzamenti e prati stabili e condivisibile, un intervallo temporale così
lungo pone delle difficoltà nel risalire all’uso del suolo effettivamente
presente prima della colonizzazione arborea ed arbustiva, con il conseguente
rischio di speculazioni.
Si vuole invece perseguire
la deregulation selvaggia in spregio
alle aree di valenza naturalistica, come testimonia il secondo aspetto
controverso della normativa. Con l’articolo 4 della LR 43/2014 infatti si
inseriscono delle deroghe volte a consentire manifestazioni con mezzi
motorizzati sulle strade agro-silvo-pastorali, nei boschi, nei pascoli, sui
sentieri e sulle mulattiere. Si può facilmente immaginare quali saranno le
conseguenze sulla fauna e sull’ecosistema locale. A fronte dell’interesse di
pochi appassionati verranno sacrificati i diritti dei fruitori abituali dei
boschi lombardi, compresi gli escursionisti, oltre che il principio generale
che tutela un ambito di interesse collettivo, che la stessa Costituzione
prevede di salvaguardare (il paesaggio!). Le aree boscate montane, collinari e
perifluviali della Lombardia costituiscono un’attrattiva da valorizzare rispettandone
la specifica natura, nell’ottica dello sviluppo del turismo: un’opportunità
anche dal punto di vista imprenditoriale, cui si dovrebbe porre particolare
attenzione in un periodo come questo. Una visione strategica, non certo “ambientalismo
da salotto”.
Salviamo
il Paesaggio, Difendiamo i Territori - Coordinamento Cremonese, Cremasco,
Casalasco
venerdì 25 luglio 2014
Primo stop al declassamento siti contaminati
Riceviamo da Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Rete Stop Biocidio Lazio e Coordinamento Nazionale Siti Contaminati.
COMUNICATO STAMPA
DEL 18/07/2014
Bonifiche, TAR
Lazio boccia sonoramente il Ministero dell'Ambiente sui declassamenti dei Siti
di Interesse Nazionale a Siti di Interesse Regionale.
Primo stop alla
strategia ministeriale di mettere la polvere inquinata sotto il tappeto.
Ora cambiare
radicalmente il decreto "inquinatore protetto" in discussione in
Parlamento.
Il Ministero dell'Ambiente
rimedia una sonora bocciatura davanti al TAR Lazio sull'operazione di
declassamento dei Siti nazionali di bonifica avvenuta nel 2013
Il Ministero, sulla base delle
valutazioni dei suoi dirigenti e funzionari, prendendo spunto da una modifica
al Decreto legislativo 152/2006 riguardante i criteri per l'individuazione dei
Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (le aree più inquinate del paese),
ne avevano declassati ben 18 siti su 57, trasformandoli in Siti di Interesse
Regionale. Un'operazione realizzata in sordina, senza alcun coinvolgimento
delle comunità (tranne le regioni a cui il Ministero aveva dato pochi giorni di
tempo per esprimersi) ma dalla portata enorme, visto che i funzionari e i
dirigenti del Ministero considerarono degna di declassamento anche la Terra dei
Fuochi (ma anche La Maddalena in Sardegna)!
La Regione Lazio, il comune di
Ceccano e, con intervento "ad adiuvandum", l'associazione "Rete
per la Tutela della Valle del Sacco ONLUS" hanno proposto un ricorso sul
declassamento del sito "Valle del Sacco" che ora il TAR del Lazio ha
accolto pienamente.
Per il Coordinamento nazionale
siti contaminati, per il Forum dei Movimenti per l'Acqua e per la Rete Stop
Biocidio Lazio si tratta di una sentenza importantissima per i risvolti che
dovrebbe avere a livello nazionale. Le motivazioni alla base dell'accoglimento
del ricorso sul SIN Valle del Sacco
rappresentano una pesantissima censura sull'intera operazione portata
avanti dal Ministero dell'Ambiente per sollevarsi dalle proprie responsabilità
dopo un decennio di sostanziale inazione rispetto al risanamento dei SIN e, più
in generale, rispetto allo stato di inquinamento di moltissime aree del paese.
I giudici del TAR, infatti,
ritengono che, rispetto all'applicazione dei nuovi criteri per il
riconoscimento (o l'esclusione) delle aree "il ragionamento del
Ministero, ad avviso di questo Collegio, è erroneo in radice" e che
"La norma applicata sembra anzi ampliare (piuttosto che restringere) le
fattispecie dei territori potenzialmente rientranti nell’ambito dei siti di
interesse nazionale...". Infatti il Ministero aveva inteso che un'area
per essere classificata quale SIN dovesse soddisfare contemporaneamente tutti i
criteri del Decreto. Scrivono i giudici del TAR Lazio "Il testo
normativo non autorizza, in effetti, ad avviso del Collegio, una lettura tale
da indurre a considerare, per la qualificazione di SIN, la presenza di tutte le
circostanze cui l’art. 252 comma 2 predetto fa riferimento.....Si tratta, in
altre parole, di criteri che variamente combinati devono (o possono) portare
l’Amministrazione a riconoscere quella grave situazione di compromissione e di
rischio ambientali tale da implicare (a prescindere dalle cause che l’hanno
determinata) il superiore interesse nazionale".
Sulle bonifiche si sta giocando
una partita al ribasso rispetto alle politiche industriali del paese, con una
strategia volta ad annacquare il principio "chi inquina paga" a
favore dei grandi gruppi industriali che non vogliono pagare integralmente il
prezzo del risanamento delle aree che hanno contaminato. In poco più di un anno
vi sono stati ben quattro decreti, tutti volti a nascondere la polvere
inquinata sotto il tappeto (Governo Monti: Decreto di declassamento dei SIN;
Governo Letta: Decreto del "fare" e Decreto "destinazione
Italia"; Governo Renzi: Decreto "competitività" ora in
discussione in parlamento). Grazie alla mobilitazione dei comitati le prime tre
norme sono state modificate limitando i danni ma ora con il Decreto
Competitività "inquinatore protetto" si rischia di nascondere il
reale stato di contaminazione del paese e di procedere a bonifiche sulla carta.
Invitiamo nuovamente i
parlamentari a modificare il Decreto competitività secondo l'appello che
abbiamo lanciato nei giorni scorsi. Al Ministro Galletti chiediamo di
riesaminare l'intera operazione di riclassificazione dei SIN alla luce delle
indicazioni del TAR Lazio, includendo anche i nuovi siti gravemente inquinati
che quasi ogni giorno vengono posti all'attenzione dell'opinione pubblica
nonché di procedere alla valutazione dell'efficacia del lavoro svolto in questi
anni dagli uffici ministeriali preposti.
La sentenza è disponibile al link: https://94.86.40.196/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TWMT75ESK76VGHCH3YO4EJJ2BI&q=valle+or+del+or+sacco
I 18 SIN DECLASSATI PER
DECRETO IL 11 GENNAIO 2013
Abruzzo ("Fiumi Saline Alento"),
Campania ("Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano",
"Pianura","Bacino Idrografico del fiume Sarno" ed
"Aree del Litorale Vesuviano", Emilia Romagna
("Sassuolo-Scandiano); Lazio ("Bacino del fiume Sacco" e
"Frosinone"), Liguria ("Pitelli" a La Spezia); Lombardia
("Milano-Bovisa" e "Cerro al Lambro"), Marche ("Basso
Bacino del fiume Chienti"), il Molise ("Guglionesi II"),
Piemonte ("Basse di Stura"), Sardegna ("La Maddalena"),
Toscana ("Le Strillaie"), Veneto ("Mardimago-Ceregnano") e
la Provincia Autonoma di Bolzano ("Bolzano").
FORUM ITALIANO DEI
MOVIMENTI PER L'ACQUA
RETE STOP BIOCIDIO
LAZIO
COORDINAMENTO
NAZIONALE SITI CONTAMINATI
Segreteria:
www.acquabenecomune.org
giovedì 24 luglio 2014
Texas padano?
TEXAS PADANO?
GRAZIE AD
AUTORIZZAZIONI MINISTERIALI, CON IL PARERE FAVOREVOLE DELLA REGIONE LOMBARDIA, NEI PROSSIMI MESI
DIVERSE SOCIETA’ PRIVATE MULTINAZIONALI POTRANNO
EFFETTUARE RICERCHE DI IDROCARBURI
DENOMINATE:
LOGRATO, SCARPIZZOLO, TRIGOLO, SONCINO, SOSPIRO, MELZO, CASTELVERDE, NEI
TERRITORI DELLE PROVINCE DI CREMONA,
MANTOVA, BRESCIA, BERGAMO E MILANO, SU
OLTRE 1.000 KMQ DI TERRITORIO!
Ancora trivelle nelle nostre terre: futuro (incerto) o ritorno al passato
(certo)?
AGIP e ENI hanno estratto idrocarburi in Pianura Padana dagli anni ‘50 al 2000.
Siamo sicuri
che là sotto ci siano ancora petrolio o gas nel
sottosuolo?
Perché lo avrebbero lasciato lì per oltre
sessant’anni, se ce n’era così
tanto? Forse che... “Petrolio
vecchio fa buona benzina?” Oppure perchè: “Dobbiamo grattare il barile
che è già stato svuotato”?
Cosa si
vuole ricercare: “idrocarburi non convenzionali” o nuovi siti
per lo stoccaggio gas?
Siamo sicuri
che la cittadinanza conosca il problema ele conseguenze legate a tali attività?
Tutto questo
non è in stridente contrasto con la Convenzione di Aarhus del 1998?
E la qualità
dell’acqua delle nostre falde profonde, la
nostra riserva di oro azzurro, sarà
garantita?
C'è o no correlazione fra attività minerarie nel sottosuolo (estrazioni
e immissioni di liquidi a
forti pressioni) e terremoti?
Se un
proprietario si oppone, che cosa succede al suo terreno?
E’
sufficiente il decreto del Ministero con il parere delle Regioni per garantire
il rispetto della
democrazia, dell'informazione e della partecipazione
dei cittadini?
Che cosa
sappiamo delle società concessionarie? Che interessi hanno? Che garanzie danno?
Che benefici
hanno le comunità locali: Comuni e
cittadini?
Quanti posti
di lavoro in più ci saranno con
questi impianti?
L’aria che respiriamo ha bisogno
dell’immissione di altra CO2 e inquinanti vari?
Per
questo vogliamo che i cittadini siano informati:
a) delle concessioni esistenti e in via di
approvazione;
b) dei
rischi indotti dalle attività minerarie;
c) dei vantaggi per la collettività;
e chiediamo
d) che ogni
Amministrazione dei Comuni interessati da attività minerarie di ricerche,
concessioni, coltivazioni di idrocarburi si esprima sulla loro compatibilità
ambientale ed economica;
e) che i
cittadini e le loro associazioni vengano consultati.
Se sei interessato a
qualsiasi titolo rivolgiti a:
Coordinamento provinciale cremonese di “Salviamo il paesaggio.
Difendiamo i territori”
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